Edifici in zona sismica: legno e calcestruzzo

A due settimane circa dal terremoto che ha devastato parte dell’Abruzzo, si può affermare che sia terminata la fase dell’emergenza e del soccorso ai terremotati e che sia iniziata quella della ricostruzione. Da una stima preliminare circa il 30% degli edifici risulta inagibile, circa il 20% recuperabile con piccoli interventi, il restante 50% degli edifici risulta agibile.

Questi dati, anche se indicativi, pongono immediatamente l’attenzione su quale sia effettivamente il livello di sicurezza degli edifici presenti sul territorio nazionale e in particolare su quale sia la tecnologia costruttiva più adatta in caso di eventi sismici.

Su quasi tutti gli organi di informazione infatti, dai quotidiani alle trasmissioni televisive, dalle radio al web, si è assistito a una campagna denigratoria sia nei confronti dei progettisti sia, addirittura, delle tipologie edilizie adottate che, in occasione del sisma, non sono state in grado di resistere alla forza degli eventi naturali. Addirittura si è arrivato a sostenere che tipologie costruttive come per esempio quelle in legno siano più affidabili rispetto a quelle in c.a. ordinario o prefabbricato.
Sicuramente si può asserire che i fabbricati in legno siano molto leggeri, di semplice realizzazione, confortevoli, eco-sostenibili e adatti a sostenere eventi sismici, ma, per contro, non sono adatti per un impiego in edifici pluripiano, hanno una vita di progetto inferiore a 50 o 100 anni e, ovviamente, hanno caratteristiche di resistenza al fuoco più basse rispetto ad altre tecnologie.
Altro aspetto da tenere in considerazione è che in Italia, a parte alcune regioni ricche di foreste, è poco presente la cultura del legno come materiale da costruzione, tanto che fino a pochi anni fa in Italia non esisteva nemmeno una normativa tecnica specifica ma si prendevano come riferimento gli Eurocodici o le norme DIN tedesche.

Per contro a oggi la tecnologia del calcestruzzo è senza dubbio la più diffusa per le nuove costruzioni perché offre una serie di vantaggi come la facilità di realizzazione, la economicità, la flessibilità, la possibilità di reperire facilmente materiali e manodopera specializzata, la durabilità, la resistenza e, soprattutto, la conoscenza teorica e l’esperienza che i progettisti e gli addetti ai lavori hanno acquisito in materia.
Si può facilmente constatare che le tecnologie costruttive di cui si è brevemente scritto possiedono sia vantaggi che svantaggi e che vanno utilizzate a seconda di quello che si intende realizzare. Ciò si ripercuote inevitabilmente sull’aspetto antisismico.
Se a una progettazione conforme alle normative vigenti e alle regole della scienza e della tecnica delle costruzioni si unisce una fase di realizzazione, cioè di cantiere, attenta e rigorosa sia gli edifici in legno, sia quelli in cemento armato, sia quelli in muratura o in acciaio sono altrettanto efficaci.
L’utilizzo di materiali certificati, la cura dei nodi e dei collegamenti, la corretta posa delle armature e tanti altri accorgimenti specifici del tipo di lavorazione portano a prodotti di qualità, indistintamente dalla tecnologia utilizzata.
A conferma di ciò sta il fatto che il terremoto che ha colpito l’Abruzzo, a meno di casi particolari, ha danneggiato in modo irreversibile in particolar modo gli edifici storici in muratura, e quindi non antisismici (in particolare in pietra e ciottoli), quelli in cemento armato risalenti perlopiù agli anni ‘60 e agli anni ’70, anni nei quali ancora non era presente una normativa antisimica adeguata e i materiali da costruzione erano particolarmente scadenti, e quelli, in generale, in cattivo stato di conservazione.

Articolo dell’Ing. Stefano Valentini

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