Edifici ecosostenibili: protocolli e materiali innovativi

Nel Mondo stanno prendendo posizione i protocolli per costruire in modo più accorto verso l’ambiente, e si inizia sempre più a far strada il concetto di Edificio Ecosostenibile. Anche se i protocolli sono diversi da Nazione a Nazione (e in Italia sembra già scontata una differenza tra Regione e Regione), quindi si va dall’americano LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) all’inglese BREEAM (BRE Enviromental Assessment Method) all’italiano ITACA (Istituto per l’Innovazione e Trasparenza per gli Appalti e la Compatibilità Ambientale) al friulano VEA (Valutazione per la qualità Energetica ed Ambientale degli edifici) o all’altoatesino CasaClima (KlimaHaus), tutti concordano nell’assegnare un sostanzioso numero di punti laddove vengano utilizzati materiali e prodotti sostenibili.

Il maggior vantaggio auspicato è quello di contenere i costi di manutenzione e sostituzione degli elementi edili durante il ciclo di vita degli edifici stessi (il Life Cicle Assessment, LCA, leggi anche LCA per una progettazione ecosostenibile).

I materiali sostenibili possono essere rinnovabili o non rinnovabili, l’importante è che il concetto di sostenibilità sia intrinseco negli stessi. Il loro utilizzo non deve comportare effetti negativi sull’ambiente. Ad esempio la distanza tra il luogo di produzione e quello di utilizzo dei materiali è valutato nell’assegnazione di punti sulla sostenibilità del materiale, in quanto la minore distanza da percorrere tra produttore e utilizzatore ha effetti sulla minore emissione di gas serra dovuti ai trasporti per coprire la stessa. Ma non solo, il materiale utilizzato viene valutato all’interno di tutto il processo produttivo che porta alla sua realizzazione. Pertanto gli stessi produttori mirano ad ottenere una certificazione che affermi come il loro prodotto sposi la filosofia della salvaguardia dell’ambiente.

Non necessariamente un materiale per essere sostenibile deve essere innovativo, può anche essere tradizionale, basta che risponda alle seguenti caratteristiche principali:
– deve essere rinnovabile, non tossico e quindi sicuro per l’ambiente;
– deve essere biodegradabile o facilmente riciclabile;
– deve essere di provenienza locale.

In altre parole si valuta l’efficienza della risorsa, ovvero il potenziale riciclo, la disponibilità in natura, la provenienza da un processo produttivo energeticamente efficiente, che minimizza rifiuti e scarti di produzione. Ma non solo, anche il confezionamento del materiale deve avvenire con materiali riciclati o riciclabili.
Una volta utilizzati nella costruzione degli edifici questi materiali devono garantire l’assenza di emissioni tossiche o irritanti, le minime emissioni di composti organici volatili, devono essere resistenti all’umidità e scongiurare il proliferare di contaminanti biologici negli edifici, devono essere lavabili con sostanze non tossiche.

Ecco che adesso si delinea il LCA da valutare per il materiale edile utilizzato, e appare quindi chiaro che il primo passo verso la costruzione di un edificio ecosostenibile debba essere fatto dai produttori dei materiali stessi.
La valutazione dell’impatto ambientale dell’edificio è spesso interconnessa con la sua efficienza energetica e con l’utilizzo di energie rinnovabili, quali i pannelli fotovoltaici. Tuttavia preme chiarire come il primo punto da realizzare in modo intelligente sia l’involucro e quindi di conseguenza gli impianti. Una casa costruita con accortezza, evitando ad esempio i famigerati ponti termici, non ha necessità di grandi potenze e quindi anche i tradizionali sistemi di riscaldamento/raffrescamento possono risultare idonei a garantire una buona prestazione sia in  termini energetici che ambientali.
Pertanto, una volta individuati i giusti mattoni si è già a buon punto nella realizzazione di una casa sostenibile.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
internet
Il Giornale dell’Ingegnere n.1 – 15 gennaio 2010


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