Ecocity 2020: la Città Sotterranea

Nell’antichità i trogloditi costruivano i propri edifici scavandoli nel terreno. Essi sceglievano un luogo ideale e quindi, sulla base della direzione dei venti dominanti, procedevano con lo scavo, realizzando cunicoli e vani più ampi. Nelle aree desertiche e ventose le abitazioni ipogee riparavano dal vento, mentre nelle zone comprese tra quella temperata e quella equatoriale, esse difendevano dal freddo e dal caldo eccessivo. Tuttavia a vantaggio di temperature interne confortevoli, le case erano però buie e poco ventilate, in quanto dotate di una sola apertura rappresentata dal varco di ingresso.

Oggi si nota un inversione di tendenza e infatti si costruisce in elevazione, alla luce del sole, e alle costruzioni ipogee vengono associati necropoli ed edifici funerari (leggi anche Note di Architettura verde).
Tuttavia, il termine di città sotterranea oppure underground city viene ancora utilizzato. Esso si definisce tutto l’insieme di gallerie che si sviluppano nel sottosuolo collegando i grattacieli di un centro cittadino, permettendo così, durante i freddi mesi invernali, alle persone di muoversi in una determinata area commerciale senza dover uscire all’aria aperta.

L’underground city è ben conosciuta in Canada dove, a causa di temperature invernali di molti gradi al di sotto dello zero, la maggior parte delle città dispone di questo intricato sistema di gallerie. Montreal è la città ad avere la più grande città sotterranea (circa 30km di gallerie).

Dal punto di vista urbanistico, la città sotterranea prevede delle gallerie, che possono scorrere nel sottosuolo, all’interno del basamento dei grattacieli oppure al di sotto delle fondamenta stesse. Queste gallerie fuoriescono dal sottosuolo per attraversare i grattacieli al loro interno e permettere quindi alle persone di passare dall’uno all’altro grazie all’utilizzo di connettori, ovvero veri e propri passaggi pedonali coperti, spesso costruiti in acciaio e vetro; questi attraversano le strade a diversi metri d’altezza per poi rientrare nei grattacieli.

Forse a causa delle medesime (se non più rigide) condizioni climatiche, forse perché attenti alla riqualificazione di aree abbandonate, forse perché dei grandi sperimentatori ed inventori (ognuno è libero di pensarla come vuole) gli architetti russi dello studio AB Elis Ltd hanno proposto di realizzare una nuova città in armonia con la natura, protetta dalla dure condizioni ambientali della Siberia (estati brevi e molto calde ed inverni molto lunghi ed estremamente rigidi in cui le temperature arrivano a toccare i -50°C).

La zona individuata per la realizzazione del progetto è una cava dismessa nell’area industriale di Mimiy nella Siberia orientale. L’idea è quella di creare una nuova città nel cratere della cava di profondità pari a 525 metri, del diametro di circa un chilometro, ricoperta con un enorme cupola fotovoltaica.
Ecocity 2020 sarà in grado di ospitare più di 100.000 persone su tre livelli principali. Vi saranno fattorie, foreste, zone residenziali ed aree ricreative.
L’area verde si trova al centro mentre la zona abitativa si trova al primo livello nella parte periferica del cratere. I collegamenti sono rappresentati da innovative funicolari e altri mezzi di risalita.

Ovviamente non mancano gli scettici o quelli dotati di buon senso (a seconda di come uno li vuole vedere) che nutrono dubbi sulla effettiva utilità ed efficienza del progetto, non solo a causa dei suoi costi, ma anche sulla qualità della vita a più di 500 metri sottoterra. Sarebbe comunque una città in cui non arriva la luce, chiusa sotto una cupola di vetro.

Che sia forse il caso di passare la parola ai cittadini siberiani e sentire loro dove preferirebbero vivere, prima di lanciarsi nella realizzazione di questo progetto?

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari

Fonti:
greenme.it
wikipedia.it
ansa.it
archietteturaecosostenibile.it


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