Donne e ingegneria? La materia è (anche) roba da ragazze

Donne e ingegneria? La materia è (anche) roba da ragazze

donne e ingegneria

Emily Warren Roebling, Edith Clarke, Emma Strada, Amalia Ercoli-Finzi, Giovanna Gabetta, Samantha Cristoforetti, sono solo alcune delle figure che maggiormente impersonano il binomio donne e ingegneria.

La storia nazionale ed internazionale scientifica e dell’ingegneria, è stata fatta anche da loro. La congiunzione “anche” sottolinea che pur essendo prevalente la componente dell’ingegno maschile, le donne hanno saputo dare il loro importante apporto.

La combinazione donne e ingegneria, funziona tra le nuove generazioni? Nel 2018 è salito del 14,8%, rispetto al 12% registrato nel 2012, il numero delle donne iscritte all’albo professionale degli ingegneri in Italia, ma nonostante il crescente aumento delle donne nel settore ingegneristico, il dato sulle studentesse iscritte alle facoltà di ingegneria a livello europeo, resta basso rispetto alle facoltà di scienze sociali, giornalismo, economia e giurisprudenza (Fig.1).

Donne e ingegneria

Fig.1_Dati percentuale dei percorsi formativi e di istruzione scelti a seguito della scuola secondaria, nell’Unione Europea con evidenza di genere. Tali scelte si ritiene che giochino un ruolo essenziale nella società, promuovendo l’innovazione, aumentando lo sviluppo economico e la crescita dei Paesi ©Eurostat

Ad influenzare la scelta donne e ingegneria, è l’eredità culturale sulla concezione della scienza quale argomento maschile che si riflette sulla percezione di una certa insicurezza da parte delle ragazze sulle tematiche tecnico-scientifiche. Una condizione che interessa la società globale, alla quale, istituti scolastici, realtà lavorative e governative, stanno cercando una soluzione per limitare il fenomeno e portare le ragazze verso una formazione scientifica.

Tante le iniziative in giro per il mondo, come InspirinGirls dell’Associazione Valore D, un progetto che prevede incontri nelle scuole secondarie di primo grado italiane, nato con l’obiettivo di “ispirare le ragazze a non porsi limiti nella definizione del proprio percorso e ampliare gli orizzonti di ragazze e ragazzi nell’immaginare il proprio futuro”.

Interessante è anche il programma You Go Girl (YGG), organizzato presso la Scuola Superiore Olathe Northwest a Olathe, negli Stati Uniti. YGG è stato sviluppato all’interno del FIRST Robotics Team 1710 di Olathe Northwest, per promuovere gli studi e le carriere STEM, ed ha interessato circa 400 mila studenti di 80 paesi.

Il motto di YGG è “to further inspire and empower”, ovvero ispirare ulteriormente e potenziare la fiducia delle ragazze nelle loro abilità e potenzialità STEM (Science, Technlogy, Engineering, Mathematics). La sua semplicità sottolinea l’ordinarietà e mostra che il contributo delle donne nelle materie STEM è assolutamente normale.

Tra i motivi alla base di queste campagne di sensibilizzazione, come #EuFactor, che promuove il proseguimento dei percorsi di studio nei settori scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico, vi è quello di formare futuri lavoratori negli ambiti che offriranno, nei prossimi 10 anni, le maggiori opportunità professionali. Difatti, si stima che in Europa, tra il 2013 e il 2025, si saranno resi disponibili circa 2.300.000 posti di lavoro,solo nel campo delle scienze e dell’ingegneria.

Donne e ingegneria. Come procedono le ragazze nel percorso di studi?

Un terzo dell’anno scolastico è passato e seppure lontana, si comincia ad intravedere la fine. Gli iscritti al corrente anno scolastico 2018/2019 della scuola secondaria di secondo grado statale, sono più di 2 milioni e mezzo e tra questi ci saranno i futuri studenti universitari. A frequentare il liceo scientifico, sono 371.164, mentre per gli istituti tecnici, del settore tecnologico si registra il numero di 429.701 alunni.

Quali saranno le facoltà preferite dagli studenti al momento della scelta? Se si guardano i dati elaborati dal MIUR, sugli immatricolati dell’a.a. 2016/2017 secondo le aree disciplinari ed il genere, è evidente che nell’area umanistica prevalgono le donne, con una percentuale del 78,3%, mentre quella più scelta dagli uomini è quella scientifica con una percentuale pari al 62,1% (Fig.2).

Donne e ingegneria

Fig.2_Immatricolati dell’a.a. 2016/2017 per area disciplinare e genere (su 100 immatricolati della medesima area)_©Miur

Il percorso di formazione delle donne è caratterizzato da voti più alti rispetto ai colleghi uomini. Secondo AlmaLaurea [marzo 2018], le studentesse, si laureano con un voto medio più alto (103,5 su 110, contro 101,4 degli uomini) e per loro, è migliore la riuscita in termini di regolarità negli studi (tra le donne il 44% ha concluso gli studi nei tempi previsti contro il 41% degli uomini).

Le indagini, eseguite dal Consorzio Interuniversitario, sulle donne italiane ed il loro percorso formativo, parlano chiaro:

sono più regolari, il 91% delle donne non fa ripetenze contro l’85% degli uomini;

raggiungono voti più alti, il voto medio di diploma è rispettivamente 78,6 su cento per le ragazze contro 75,1 dei ragazzi;

studiano di più, il 38% dedica allo studio e ai compiti a casa più di 15 ore settimanali contro il 16% dei maschi;

compiono più esperienze internazionali, il 39% delle femmine contro il 26% dei maschi, in particolare organizzate dalla scuola. Le ragazze d’altronde intraprendono in maggior misura percorsi formativi linguistici e per questo conseguono anche un maggior numero di attestati (38% contro 28%);

-sono maggiormente interessate a proseguire gli studi soprattutto all’università: 77% delle ragazze contro il 63% dei ragazzi. In tale scelta sono spinte da motivazioni differenti: in particolare poter svolgere, grazie alla laurea, l’attività professionale di proprio interesse (74% contro il 67% dei ragazzi) e approfondire i propri interessi culturali (61% contro il 54% dei maschi).

Come va il mercato del lavoro per le donne ingegnere?

La realtà lavorativa per le donne, presenta disparità rispetto a quella degli uomini. Difatti, nonostante gli ottimi risultati, sono penalizzate nel mondo del lavoro: dopo cinque anni dalla conclusione degli studi, il tasso di occupazione per gli uomini è del 91% contro l’82% delle donne.

Ad incidere ulteriormente sulla retribuzione, è il tipo di formazione. Secondo AlmaLaurea: “a cinque anni, i laureati STEM dichiarano di percepire una retribuzione mensile netta pari a 1.544 euro, ma il divario uomini-donne permane elevato a favore dei primi: 1.662 euro percepiti dagli uomini contro 1.349 euro delle donne”.

Il sesso femminile è penalizzato in tutti i percorsi di studio, in particolare per quanto riguarda donne e ingegneria, è evidente lo scarto sul tasso di occupazione tra uomini (95%) e donne (90%), così come in termini contrattuali e retributivi: per gli uomini la retribuzione si aggira sui 1.767 euro, con contratti a tempo indeterminato verso il 77% degli occupati, mentre per le donne, l’occupazione a tempo indeterminato è pari al 74% con una retribuzione sui 1.611 euro.

Se si parla di figli, la percentuale di occupazione delle donne scende ulteriormente al 61% per le donne.

C’è ancora da fare, affinché si raggiunga la parità a promozione del merito e del servizio, senza più sottolineare la differenza di genere, quindi l’abbinamento donne e ingegneria.

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