Dimissioni Armani. Toninelli: “meno gente dietro le scrivanie e più tecnici che progettano”

Dimissioni Armani. Toninelli: “nuova Anas, con meno gente dietro le scrivanie e più tecnici che progettano”

Dimissioni Armani

Cambiamenti importanti in casa Fs – Anas. Il 7 novembre 2018, sono state annunciate le dimissioni di Armani, amministratore delegato e direttore generale di Anas. Lascia anche Ennio Cascetta che decade dalla carica di presidente della società. Con le dimissioni di Gianni Vittorio Armani, sono arrivate anche quelle dei due consiglieri: Vera Fiorani e Antonella D’Andrea, rappresentanti del gruppo Fs Italiane di cui Anas fa parte dal 18 gennaio 2018, che sono state determinanti nella caduta dell’intero cda costituito da cinque membri.

La scelta delle dimissioni di Armani, è stata effettuata “in considerazione del mutato orientamento del Governo sull’integrazione di Fs Italiane e Anas”, infatti la decisione dell’attuale Governo di separare il gruppo Fs – Anas a soli 9 mesi dalla fusione è stata la motivazione che ha portato alla rinuncia delle cariche dei componenti e quindi alla caduta dell’intero cda.

Il gruppo Fs – Anas è stato istituito con l’obiettivo di creare un polo da 11,2 miliardi di euro, integrando i comparti strade e ferrovie. A seguito del passaggio di Anas ad Fs, era stato rinnovato per altri tre anni il consiglio, composto da Ennio Cascetta, presidente, Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato, Cristiana Alicata, consigliere, Vera Fiorani, consigliere, Antonella D’Andrea, consigliere.

Dimissioni Armani: prevedibili. Fusione Fs – Anas, mai piaciuta al Governo in carica

Possono sembrare inaspettate le dimissioni di Armani, tuttavia da mesi si stava valutando l’uscita di Anas dalle Fs, un accordo che non è mai piaciuto a Lega e Movimento 5 Stelle. All’indomani delle avvenute dimissioni, il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli afferma: “…per il futuro lavoriamo ad una nuova Anas con meno gente dietro la scrivania e più tecnici che progettano, costruiscono e mantengono sicure le nostre strade…”.

I dubbi circa la fusione nascevano da parte del Governo Conte a proposito dei costi di Anas che Fs si sarebbe addossata. Ad essere criticata era stata anche a modalità di fusione che a dire del ministro Toninelli risultava inappropriata, in quanto: “…sembra essere stata dettata da motivi finanziari e di tornaconto personale per tutti quei manager che si sono visti moltiplicare lo stipendio…”. Dopo l’accorpamento, lo stipendio di Armani era stato aumentato da circa 240 mila a 540 mila euro lordi l’anno la parte fissa, con la possibilità di arrivare a circa 600 mila euro con il variabile.

L’operazione di accorpamento era stata soggetta a perplessità riguardo l’attuazione, avvenuta la sera del 29 dicembre del 2017 a seguito dello  scioglimento delle Camere e per di più durante il periodo natalizio. L’assemblea dei soci delle Ferrovie dello Stato aveva deliberato “un aumento di capitale di 2,86 miliardi di euro mediante conferimento dell’intera partecipazione Anas detenuta dal ministero dell’Economia”.

L’unione tra le due società, ha comportato al momento dell’accordo, un incremento del capitale sociale di Fs da 36,34 a 39,2 miliardi. Anas, vale in termini di capitale sociale il 7,8% di Fs e gli 11,2 miliardi di fatturato totali sono la somma dei circa 9 miliardi di euro di ricavi del Gruppo Fs e dei circa due miliardi di Anas.

Un altro duro colpo per Anas dopo il rinvio al 2020 dei fondi per le infrastrutture stradali

Le dimissioni di Armani, rappresentano una tegola caduta sulla testa dell’ Anas, che negli scorsi giorni è stata soggetta al taglio di circa 1,827 miliardi di euro di finanziamenti per le infrastrutture stradali. Difatti, con il ddl di Bilancio presentato in Parlamento, i fondi vengono spostati al 2020, aumentandoli per quell’anno di 1,712 miliardi, e per 111,45 milioni al 2021.

Lo slittamento delle risorse è stato causato dall’approvazione ritardata del nuovo Contratto di programma nel 2016 – 2017 e dai rallentamenti dei cantieri connessi alla crisi delle imprese di costruzione. Quindi, una scelta, quella di riorganizzare i fondi, non anomala per l’Anas, per la quale i 2,36 miliardi in più in bilancio per il 2019 sarebbero stati eccessivi, pertanto 1,8 miliardi sono stati rinviati all’anno successivo.

La manutenzione e gli investimenti sulle infrastrutture sono stati i temi sui quali, l’ormai ex ad Armani, aveva incentrato il suo intervento durante il SAIE 2018, ribadendo la necessità di destinare risorse per rendere le strade più sicure e fruibili dall’utenza.

Leggi Manutenzione delle infrastrutture stradali, necessaria e urgente

Adesso si attendono le nomine dei nuovi membri del cda Anas. Molto probabilmente i nomi dei componenti saranno presentati nel corso della prossima settimana. Il ministro Toninelli ha, inoltre affermato che sicuramente entro l’anno Anas e Fs non saranno più una società unica ed il Mef deciderà se mantenere il pacchetto azionario della società o spostarlo su Cdp e/o Fincantieri.

Fonte foto: ANSA

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