Degrado calcestruzzo. Errata progettazione, posa in opera e stagionatura

Degrado calcestruzzo. Errata progettazione, posa in opera e stagionatura

Degrado calcestruzzo

Nel parlare di degrado calcestruzzo, la progettazione e la messa in opera del calcestruzzo rivestono un’importanza fondamentale nel processo che porta alla realiz­zazione dell’opera.

Di seguito verranno approfonditi alcuni dei principali problemi che possono sorgere a valle di una progettazione o di una posa che non rispetta i criteri dettati dalla normativa e dalla “regola dell’arte”, al fine di fornire al lettore una visione d’insieme delle cause che possono concorrere alla riduzione delle capacità di resistenza o di durabilità di un elemento o di una struttura in calcestruzzo armato nel suo complesso, con l’obiettivo di fornire le conoscenze di base per la gestione del manufatto.

Degrado calcestruzzo. Le condizioni ambientali

Seguendo l’ordine logico tipico del processo edilizio, le problematiche che si possono presentare sono diverse e possono essere dovute a fenomeni di varia natura. Innanzitutto riveste fondamentale importanza il luogo scelto per l’edificazione. Le condizioni ambientali hanno una notevole influenza sulla durabilità del calcestruzzo e la variabilità è molto ampia.

Temperatura, umidità dell’aria, presenza di sali disciolti (vicinanza al mare) e altri diversi parametri possono condizionare il comportamento, nel tempo, del materiale e la difficoltà nella sua conservazione. Se tuttavia non è ovviamente possibile scegliere il luogo di costruzione in funzione dell’aggressività dell’ambiente, è molto importante conoscere le caratteristiche e le peculiarità ambientali per poter prendere le necessarie precauzioni e scegliere le caratteristiche della miscela sulla base della situazione cui verrà esposta.

Degrado calcestruzzo. Mix design e qualità

La progettazione della struttura, nell’ottica dell’ottenimento dell’adeguata durabilità, dovrà concentrarsi soprattutto sulla scelta dell’adeguato mix design, con particolare riferimento, come detto, al rapporto acqua/cemento, e sulla scelta dell’adeguato copriferro, che rappresenta la distanza tra la barra di armatura più esposta e la superficie esterna del calcestruzzo.

Degrado calcestruzzo

Spessori per la realizzazione di adeguato copriferro ©Controllo e monitoraggio strutturale degli edifici_Maggioli Editore

La scelta della migliore proporzione tra i vari ingredienti e, in particolare, dell’idoneo rapporto acqua/cemento influisce indirettamente sulla vulnerabilità dell’elemento strutturale. Infatti le dosi con cui viene confezionata la miscela cementizia hanno forti ripercussioni sulla resistenza e sulla lavorabilità del calcestruzzo. La capacità di resistere agli agenti aggressivi è per buona parte legata alla permeabilità del materiale cementizio che, se eccessivamente alta, consente alle sostanze esterne di penetrare al suo interno andando ad intaccare i tondini di armatura.

A sua volta il grado di permeabilità raggiunto dal calcestruzzo in opera è fortemente dipendente dalle modalità di posa. Queste devono seguire una serie di regole pratiche e di step operativi che consentano di ottenere un impasto omogeneo, con gli inerti distribuiti uniformemente nel volume e senza che possano rimanere bolle d’aria intrappolate al suo interno, eventualità che comporterebbe una drastica diminuzione della resistenza, oltre che della durabilità.

Leggi anche: Consolidamento pilastri in calcestruzzo armato. Come intervenire sul degrado?

Degrado calcestruzzo. Eccessiva permeabilità

Dal momento che l’eccessiva permeabilità è il primo motivo di indebolimento del calcestruzzo e considerato che questa è, per buona parte, dipendente dalle modalità di posa in opera, è chiaro come il rapporto acqua/cemento, influente sulla lavorabilità e sulla facilità di posa in opera, influisca indirettamente anche sulla capacità finale del manufatto di resistere agli agenti ambientali aggressivi.

È quindi importante evidenziare come, oltre alle caratteristiche intrinseche della miscela, per ottenere un risultato finale con il minor numero possibile di difetti sia molto importante l’operato delle maestranze che si occupano della posa in opera del calcestruzzo. In questo senso si esaurisce il compito del progettista, che ha l’onere di porre chi di dovere nelle condizioni di poter posare adeguatamente la miscela, e si inseriscono figure come, ad esempio, quella del direttore dei lavori, che dovrà vigilare sull’operato delle imprese affinché vengano seguiti tutti i crismi necessari a garantire un prodotto finale di qualità.

Degrado calcestruzzo. Posa in opera scorretta

Le conseguenze di modalità di posa in opera non corrette sono solitamente rappresentate dalla presenza di nidi di ghiaia (zone di miscela in cui si addensano gli inerti con miscela cementizia insufficiente a garantirne l’adeguata compattezza), di vuoti d’aria all’interno della miscela (zone in cui il materiale non riesce a riempire i vuoti, spesso correlato ad un fitto reticolo di armature e di una mancante o non idonea vibratura del calcestruzzo) e di fenomeni come quello della segregazione (vera e propria separazione degli inerti dal componente legante, conseguenza spesso legata al getto del calcestruzzo da altezza considerevole o che preveda urti contro le pareti delle casseforme, Figura 3.5).

Le precauzioni che vengono solitamente adottate in questo senso prevedono innanzitutto la formazione delle maestranze impiegate circa le idonee modalità di getto. In secondo luogo, possono essere utilizzate operazioni come la vibratura, procedimento che prevede l’inserimen­to nel calcestruzzo ancora fresco di uno strumento metallico vibrante che smuove la miscela garantendone il riempimento di tutte le cavità rimaste.

Segregazione del calcestruzzo per errata compattazione e/o vibratura in fase di getto ©Controllo e monitoraggio strutturale degli edifici_Maggioli Editore

Infine, il mix design del conglomerato può prevedere l’aggiunta di additivi fluidificanti o addensanti, atti a rendere maggiormente lavorabile il calcestruzzo senza modificare il rapporto acqua/cemento e quindi senza influire significativamente sulle capacità meccaniche del materiale.

Il testo è di Fabio Manzone.

L’articolo è tratto dal volume:

Controllo e monitoraggio strutturale degli edifici

Controllo e monitoraggio strutturale degli edifici


Fabio Manzone , 2018, Maggioli Editore

Aggiornata con le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 (c.d. NTC 2018 contenute nel d.m. 17 gennaio 2018), l’Opera offre al lettore le basi necessarie alla comprensione dei meccanismi propri del controllo e del monitoraggio strutturale, compreso il loro rapporto con le disposizioni...


34,00 € 28,90 € Acquista

su www.maggiolieditore.it


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *