Deformazioni delle vetrazioni su facciata continua

Proponiamo un articolo tratto dal numero di aprile della rivista Ingegneri a firma dell’ing. Re Cecconi e di Enrico De Angelis, docente di Architettura tecnica al Politecnico di Milano, sul tema “Distorsione delle immagini riflesse su una facciata continua per deformazioni delle vetrazioni. Analisi termica secondo i limiti previsti dai d.lgs. 192/2005 e 311/2006”.
Per approfondire ulteriormente il tema dei guasti in edilizia segnaliamo la banca dati Guasti in edilizia a opera di Re Cecconi e De Angelis.

I vetricamera (volgarmente i “vetri doppi”) sono costituiti da due lastre di vetro piano, separate da un distanziatore e una sigillatura, e un’intercapedine che può essere riempita con aria o, per ottenere prestazioni di isolamento termico (o acustico), con gas particolari, caratterizzati da effetti smorzanti superiori o conduttività inferiori.

Descrizione del modo di guasto
Il volume di gas confinato in tale intercapedine è soggetto a variazioni di temperatura, principalmente prodotte dall’irraggiamento solare e dal suo assorbimento da parte delle lastre che lo confinano che, riscaldandosi, innalzano anche la temperatura dei gas contenuti, e quindi di pressione, a parità di volume.
Alla variazione di pressione interna, si associa la variazione di pressione esterna, che può essere dovuta ai normali cicli atmosferici ma anche alla quota sul livello del mare. A quest’ultimo proposito, trovandosi in pianura la maggior parte dei cosiddetti “trasformatori” (le aziende vetrarie che trasformano il vetro piano in temprati, stratificati e vetricamera), può essere critica la loro installazione ad alta quota. Quest’ultimo problema, tuttavia, può essere facilmente prevenuto, informando opportunamente il “vetraio” che può inserire in ogni vetrocamera un tubicino di compensazione, così da poter “sgonfiarla” dopo il trasporto in quota e prima della posa in opera del serramento.

Nella scelta delle vetrazioni si dovrebbe tenere in conto quanto segue:
– più scure sono, maggiore è l’assorbimento solare (luce + vicino infrarosso) da parte delle lastre in vetro e, conseguentemente, l’aumento di temperatura e pressione del gas in intercapedine;
– maggiore è lo spessore dell’intercapedine, maggiore è la variazione di pressione che consegue ad una variazione di temperatura;
– maggiori sono le dimensioni (in prospetto) della vetrazione, poi, maggiore è la deformazione assoluta della lastra (interna ed esterna) che consegue alla variazione di pressione interna o esterna;
– maggiore è lo spessore delle lastre, minore l’effetto prodotto, a parità di configurazione e di sollecitazione ambientale;
– spessori diversi della lastra interna ed esterna, poi, (configurazione spesso ottimale per massimizzare il potere fonoisolante pesato della vetrazione) concentrano sulla lastra più sottile gli effetti della variazione di temperatura e pressione.

I principali effetti delle variazioni di temperatura e pressione su di un vetrocamera sono principalmente due:
– la distorsione delle immagini riflesse, tanto più percepibile quanto la vetrazione utilizzata è scura o a specchio;
– il raggiungimento della tensione limite di rottura di una delle due lastre.

A queste si deve associare il seguente effetto: maggiori sono le variazioni di pressione dei gas in intercapedine, maggiori le sollecitazioni cicliche non solo del vetro ma anche della sigillatura del vetrocamera. Maggiori sono tali sollecitazioni, quindi, maggiore il rischio che, all’interno della massa del sigillante utilizzato si formino delle micro cricche e ne si aumenti la permeabilità ai gas, il cui sostanziale effetto è la formazione di condense sulle superfici interne all’intercapedine o l’aumento della trasmittanza termica, nel caso di intercapedini riempite con gas diversi dall’aria.

Articolo di Fulvio Re Cecconi ed Enrico De Angelis

Nella foto la deformazione della lastra esterna di un vetrocamera

Bibliografia
Banca dati Guasti in edilizia Maggioli Editore


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