Decreto Romani, il Carnevale delle assurdità 

Non si placano le reazioni all’approvazione del Decreto Rinnovabili e alle modifiche apportate al panorama delle energie da fonti rinnovabili con la rimodulazione degli incentivi. Al proposito riceviamo e pubblichiamo una durissima riflessione di Marco Fiorese, amministratore delegato di Bluenergycontrol, azienda vicentina attiva dal 2004 nella commercializzazione e installazione di tecnologie a fonte rinnovabile.

Pensavo che il carnevale fosse finito e invece eccoti arrivare una burla di proporzioni gigantesche. Una di quelle ben congegnate, che per le sue caratteristiche sembra confezionata da veri maghi dello scherzo: incentivi al fotovoltaico sull’orlo del precipizio, il rischio che dopo il 31 maggio di quest’anno finiscano nel baratro assieme all’impegno del nostro Paese a sviluppare le energie rinnovabili; i nostri governanti che tradiscono una normativa europea e mettono in crisi un comparto, quello del fotovoltaico, che la crisi l’ha retta come pochi, regalando all’economia italiana dei risultati di tutto rispetto.

Direi che ce n’è abbastanza per pensare ad un grande e spiacevole scherzo. Invece il decreto Romani è diventato realtà ed è la prova lampante di come il limite sia stato inesorabilmente superato.
Avevo ancora una speranza che questo scempio venisse fermato dal Capo dello Stato, invece Giorgio Napolitano lo ha avvallato lunedì, mettendo la sua firma al provvedimento legislativo (leggi anche Decreto Rinnovabili. E alla fine Napolitano ha firmato).

Come mi si può chiedere di avere ancora fiducia nel buonsenso delle istituzioni?
È scoraggiante il fatto che un comportamento così dissennato venga proprio dal governo. Solo una miope avversità alle rinnovabili e l’azione insidiosa delle lobby del nucleare possono giustificare questo attentato ad un settore in forte espansione come il fotovoltaico, che impiega in Italia ben 120 mila persone (leggi anche Fotovoltaico tartaruga, Nucleare come una lepre).

La maggioranza, è evidente, ha voluto fare un regalo all’atomo e ciò non mi stupisce visto che il Presidente del Consiglio afferma come l’unica alternativa possibile al petrolio e al gas sia il nucleare. E l’opposizione nel frattempo latita. Del resto, la torta del nucleare è grande e appetitosa.
Che bisogno c’era di modificare un sistema di incentivazione fissato con un decreto ministeriale appena sei mesi fa – per l’esattezza, il 6 agosto del 2010 – e la cui validità era stata stabilita al 31 dicembre 2013?

Vergognosa è l’immagine che stiamo dando all’Europa, con quell’obiettivo del 17 per cento di energie rinnovabili che proprio lo scorso luglio abbiamo promesso di raggiungere entro il 2020 e che viste le premesse è solo un orizzonte frustrante perché non ci arriveremo mai. Allo stesso modo, di fronte al mondo intero stiamo facendo una pessima figura: la metà del volume di pannelli prodotti all’estero, è destinata all’Italia. E siccome gettare nell’incertezza un intero comparto è qualcosa che uno non si aspetterebbe mai da parte di chi dice di avere a cuore la salute del nostro Sistema Paese, ecco servita la sorpresa: si stabilisce di definire l’entità dei nuovi incentivi non prima della fine di aprile, con un nuovo decreto.

Una cosa è certa: di fatto, questo significa che il settore si troverà a vivere un lungo periodo di stallo, durante il quale temo che il sistema finanziario possa fare la sua parte nello stop agli investimenti. Mi auguro che gli istituti di credito non facciano muro usando come alibi l’incertezza del Conto Energia.
Finora hanno fatto credere di concedere finanziamenti sulla base degli incentivi, mentre il parametro che hanno sempre valutato è l’affidabilità patrimoniale del cliente. Un’ultima cosa: stabilire l’entità degli incentivi sulla base dei costi delle tecnologie fotovoltaiche e delle tariffe degli altri Stati europei, come dice di voler fare il governo, è una mossa incomprensibile e contraddittoria.
Di solito è il mercato dei produttori di moduli a fissare il valore degli stessi sulla base degli incentivi. In più, il panorama europeo delle tariffe per il fotovoltaico è troppo frastagliato e diversificato per pretendere di avere un punto di riferimento preciso. Ma quale volontà di promuovere le rinnovabili, se l’80% dei soldi destinati a queste fonti pulite sono finora andati a impianti tradizionali e inceneritori (CIP6), come affermano le più importanti associazioni ambientaliste? Denaro che paghiamo dal ’92 e non da ora, come vuole farci credere la campagna mediatica che si è scatenata contro questo settore negli ultimi mesi.

In questo panorama di scelte irresponsabili non posso stare a guardare e così sono sicuro faranno tutte le 10 mila giovani aziende italiane come la mia che rischiano di veder sfumare i loro progetti verdi, puliti e ad alto tasso di innovazione. Farò l’impossibile per combattere la slealtà di chi ha deciso tutto questo. Oggi, giovedì 10 marzo, sarò a Roma per partecipare ad un incontro pubblico tra imprese e cittadini nel quale si illustreranno gli effetti immediati del decreto rinnovabili.

E questo è solo l’inizio. Il tempo degli scherzi si è concluso.

di Marco Fiorese


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico