Decreto incentivi fotovoltaico: la via più costosa per arrivare al 20/20/20

Non tutti sono entusiasti della firma apposta al decreto del cosiddetto Quarto Conto Energia. Se i 1.400 operatori del settore del solare riuniti al Solarexpo hanno accolto con un sospiro di sollievo la notizia data ieri della approvazione del dispositivo, che modulerà a partire dal 1° giugno di quest’anno gli incentivi al fotovoltaico, di diverso avviso sono invece gli industriali associati alla Federazione delle industrie della meccanica varia e affine (ANIMA). Già qualche settimana fa, infatti, avevano espresso le proprie critiche nei confronti del clamore suscitato dalla discussione attorno al Decreto Rinnovabili (leggi anche Per le Rinnovabili termiche investimenti inferiori al Fotovoltaico).

E non si è fatta attendere la reazione del presidente di ANIMA, Sandro Bonomi, che torna sull’argomento con un durissimo comunicato stampa.
A meno che il decreto del cosiddetto Quarto Conto Energia per il fotovoltaico non venga annullato e non venga ripensata la distribuzione degli incentivi tra le diverse tecnologie” afferma Bonomi, “chiediamo con la massima urgenza la creazione di uno strumento di incentivazione stabile per lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili termiche e per l’efficienza energetica in Italia”.
Il presidente della Federazione ANIMA parla ai giornalisti in termini durissimi: “Abbiamo assistito all’ennesimo autogol della politica che aveva la possibilità di far crescere il nostro Paese grazie alla manifattura che il mondo ci invidia”.
Gli italiani continueranno a pagare in bolletta un costo di prodotti molto spesso importati dall’estremo oriente, è la denuncia di Bonomi.

Il presidente della Federazione, che riunisce oltre 1.000 imprese di numerose associazioni si chiede, polemicamente: “Se proprio bisognava chiedere ai cittadini un contributo, sono certo che chiunque avrebbe preferito destinarlo alla creazione di posti di lavoro in Italia finanziando l’industria delle Rinnovabili Termiche, in cui siamo tra i leader nel mondo”. Si tratta di tecnologie assai efficienti e diverse volte meno costose del fotovoltaico. In questo caso le famiglie avrebbero pagato meno ottenendo di più, sia da un punto di vista energetico che dalla creazione di occupazione per i propri figli.

In Francia e in Germania il livello degli incentivi per il fotovoltaico è notevolmente più basso, un settore considerato non strategico per la filiera industriale del Paese, mentre sono già in atto politiche di sostegno al termico. Alla luce di queste decisioni politiche non lamentiamoci se questi Paesi sono tornati ai livelli di produzione industriale pre-crisi e noi no”.

L’affondo Bonomi lo riserva sul finale: “Fare industria in Italia è veramente difficile, ma chi ce lo fa fare? Alle Assise di Confindustria domani, forse, proporrò di sottoscrivere da parte degli imprenditori italiani una richiesta a Sarkozy per far migrare le nostre aziende in massa in territorio francese. Avremmo sicuramente più chance di sviluppo e sono certo che non avremmo problemi col visto…, ma amiamo l’Italia e siamo responsabili, per ora, professionalmente e socialmente”.

Posizioni durissime, noi vi daremo conto degli sviluppi


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