Cratere Kamil: la traccia perfetta di un meteorite scoperta nel deserto

Il cratere si chiama Kamil; l’impatto si suppone sia avvenuto durante gli ultimi 5000 anni. È stato scoperto nella parte sud occidentale del territorio desertico dell’Egitto ed è perfettamente conservato in tutte le sue strutture primarie (al contrario degli esempi disponibili in natura ed in letteratura fino ad oggi) rappresentando quindi un esempio di studio unico nel suo genere. Le dimensioni rilevate sono pari a circa 45 m di diametro e 16 m di profondità ed è riempito di sabbia (trasportata dal vento) per circa 6 m di spessore. Esempi di tale conservazione erano stati osservati fino adesso solo su pianeti senza atmosfera o coperti di ghiaccio del sistema solare.

La conservazione delle strutture primarie di impatto, associate alla presenza degli abbondanti resti di un meteorite metallico e di tipiche strutture metamorfiche (metamorfismo da shock) nelle rocce incassanti (delle arenarie del Cretaceo), contribuiscono a fornire un’immagine unica sui crateri da impatto causati da meteoriti a piccola scala. Questi ultimi sono infatti molto rari sulla superficie terrestre in quanto vengono erosi rapidamente ed i pochi identificati fino ad ora (15 inferiori ai 300 m di diametro contro i 176 di diametro maggiore ai 300 km) mostrano assenza di alcune o tutte le loro strutture primarie.

Inoltre, al contrario di quanto fino adesso supposto dai modelli geofisici, rappresenta la dimostrazione che masse meteoritiche metalliche superiori alle decine di tonnellate possono penetrare l’atmosfera terrestre senza che avvenga una frammentazione significativa. Studi statistici prevedono che la frequenza di impatto sulla superficie terrestre di oggetti simili a questo avvenga su una scala di tempo decennale-secolare.

In base alle analisi effettuate, il meteorite è stato classificato come una Ataxite ricca in Nichel, con dimensioni pari a circa 1.3 m di diametro e di massa presunta paria a 5-10 tonnellate (massa originaria all’impatto con l’atmosfera circa 20-40 tonnellate). La velocità di impatto calcolata è risultata pari a circa 3.5 km/s (velocità iniziale di entrata 18 km/s) con angolo di entrata di 45°.

Il cratere è stato identificato per la prima volta nel 2008 da Vincenzo De Michele (ex curatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano) nel corso di un sorvolo virtuale dell’area effettuato su Google Earth. Nel febbraio 2009 una prima spedizione esplorativa condotta da Mario Di Martino (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha confermato di essere in presenza di un caso unico di studio sui crateri meteoritici di dimensione medio-piccola.

Nel febbraio 2010, nell’ambito degli accordi di collaborazione EISY 2009 (Egyptian-Italian Year of Science and Technology), una spedizione ufficiale congiunta italo-egiziana è partita allo scopo di studiare le caratteristiche uniche di quest’oggetto. Di questa spedizione hanno fatto parte i geologi Stefano Urbini e Iacopo Nicolosi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).

Questi studiosi si sono occupati in maniera particolare dell’esplorazione geofisica del sito. Sotto quest’ultimo aspetto sono stati effettuati: un modello digitale del terreno (DTM) tramite rilievo differenziale GPS; un rilievo tramite Ground Penetrating Radar (GPR) per rilevare la reale morfologia del fondo del cratere e del terreno circostante la zona d’impatto; un rilevo magnetico allo scopo di rilevare l’eventuale presenza di un corpo principale del meteorite sepolto al di sotto dell’area del cratere.

Domanda. Chiediamo al dott. Stefano Urbini che impatto può avere questa scoperta sulla vita di tutti i giorni?
Stefano Urbini. Questi tipi di impatto avvengono su una scala di tempo decennale-secolare e tutti i modelli previsionali di impatto sono stati sviluppati ai crateri di grandi dimensioni che mantengono più a lungo le loro caratteristiche primarie. Il rischio dovuto all’impatto di un oggetto del genere in una zona ‘sensibile’ non è remoto (contrariamente a quanto ritenuto fino adesso) e quindi poter conoscere in maniera approfondita le conseguenze di un impatto di questo tipo può contribuire ad una migliore taratura dei modelli previsionali.

Domanda. Avete calcolato quanta energia è stata liberata dall’impatto?
SU. Secondo un modello recente l’energia liberata al contatto del suolo dovrebbe essere pari a 0.02 kToni (Hiroshima 20 kToni). L’energia sismica rilasciata dovrebbe essere pari ad una magnitudo 1.3 della scala Richter mentre l’onda d’urto in aria (massima velocità circa 270 km/h e picco di pressione pari a circa 37 kPa) potrebbe fare collassare i tetti in legno, rompere i vetri delle finestre e fare collassare il 90% degli alberi nelle circostanze. L’aspetto peggiore è però sicuramente legato alla frammentazione da impatto del meteorite che si comporta come una gigantesca granata militare generando una pioggia di proiettili incandescenti e taglienti capaci di arrivare anche ad 1 km di distanza.

Fonte Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia


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