Costruzioni: la storia delle norme tecniche

La normativa tecnica riguardante le costruzioni ha subito nel corso degli ultimi cinquant’anni profonde e sostanziali modifiche di cui si intende dare conto nel presente articolo.

Infatti  l’introduzione di nuovi materiali da costruzione, l’affinamento delle metodologie di calcolo, l’utilizzo sistematico di computer e software specifici e sempre più precisi, l’evoluzione tecnologica di prodotti e nuove metodologie di esecuzione hanno necessariamente richiesto alla normativa di settore la predisposizione di continui aggiornamenti.

La legge n. 1086 del 5 novembre 1971 che disciplina le opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica, nonché, successivamente la legge n. 64 del 2 febbraio 1974 che si occupa delle costruzioni ricadenti in zona sismica rappresentano le prime regolamentazioni imposte a livello nazionale.
Seguono una serie di decreti, tra i quali i più importanti sono: il decreto ministeriale del 20 novembre 1987 che disciplina la progettazione, l’esecuzione e il collaudo degli edifici in muratura e il loro consolidamento e il decreto ministeriale del 16 gennaio 1996 che indica i criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi.
Oltre a questi vanno ricordati anche il decreto ministeriale del 11 marzo 1988 riguardante aspetti geologici e geotecnici, il decreto ministeriale del 4 maggio 1990 che disciplina la progettazione, l’esecuzione e il collaudo dei ponti stradali, il decreto ministeriale del 3 dicembre 1987 riguardante le costruzioni prefabbricate, per poi giungere al decreto ninisteriale del 9 gennaio 1996 che rappresenta l’ultima versione della norma tecnica riguardante il calcolo, l’esecuzione e il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche.
Tale corpus normativo risulta a oggi senza dubbio ben conosciuto e ampiamente sperimentato da professionisti e tecnici. È frutto infatti di aggiornamenti periodici direttamente collegati al progredire delle conoscenze in materia e, oltretutto, costituisce  un modello realizzabile in cantiere, aspetto, questo, di non poco conto.
 
Ma l’iter normativo non si arresta qui, anzi, il 20 marzo 2003 la normativa italiana riguardante le costruzioni subisce una forte sterzata.
A questa data risale infatti la prima ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (la famosa ordinanza n. 3274) che si pone l’obiettivo di raccogliere e sintetizzare le normative riguardanti tutti gli ambiti della progettazione edilizia, nonché di regolare i criteri generali tecnico-costruttivi per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo degli edifici ordinari e speciali (quali ponti, dighe, acquedotti, ecc.), oltre che di classificare l’intero territorio nazionale a seconda della pericolosità sismica. L’o.P.C.M. n. 3274 stravolge inoltre le basi teoriche sulle quali si fondava, sino a quel momento, la precedente normativa; il punto di riferimento diventano, infatti, i cosiddetti Eurocodici, rispetto ai quali mantiene comunque numerose differenze.

Da questo momento inizia l’odissea delle Norme tecniche per le costruzioni. Cominciano infatti diciotto mesi di transizione, durante i quali ai progettisti è data la possibilità di utilizzare sia la normativa previgente che la 3274.
Svariati motivi, tra i quali la complessità del corpo normativo, l’inapplicabilità di alcune parti e il continuo aggiornamento di coefficienti e di parametri, conducono a un susseguirsi di proroghe, correzioni e aggiornamenti (o.P.C.M. n. 3316 del 2 ottobre 2003, o.P.C.M. n. 3333 del 23 gennaio 2004, o.P.C.M. n. 3379 del 5 novembre /2004, o.P.C.M. n. 3431 del 3 maggio2005, o.P.C.M. n. 3452 del 1° agosto 2005, o.P.C.M. n. 3467 del 13 ottobre 2005, d.m. del 14 settembre 2005) che confluiscono nel d.m. del 14 gennaio 2008. Questa è, infatti, l’ultima versione delle Norme tecniche per le costruzioni che sostituisce tutte le precedenti e che è sottoposta, nuovamente, a un periodo di sperimentazione di diciotto mesi – tutt’ora in corso e che avranno termine il 30 giugno 2009 – durante i quali i progettisti potranno scegliere se utilizzare la normativa previgente o le Ntc del 14 gennaio 2008.

Oltre a ciò si rileva come l’11 aprile 2008 sia stata approvata dal Consiglio superiore dei LL.PP., – con alcune piccole modifiche- la circolare applicativa del d.m. 14 gennaio 2008, mentre il 6 maggio 2008 è stato approvato il decreto del Ministero delle infrastrutture che ha approvato la parte riguardante le opere in legno, rimasta in sospeso.
Da tale breve excursus storico si desume come l’evoluzione della normativa italiana di settore sia ancora nel pieno del proprio svolgimento e, se da un lato, ciò è sicuramente indice di un adeguamento della legge alle istanze contingenti e pratiche dei professionisti, dall’altro, denota una evidente difficoltà per gli operatori del settore di individuare un riferimento certo ed inequivocabile per le opere da realizzare, ma, soprattutto, un riferimento normativo da condividere con i colleghi dell’ormai allargato mercato europeo.
Si auspica, quindi, una pronta realizzazione di un corpus normativo unitario.

Articolo dell’Ing. Stefano Valentini

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