Costruzione in legno. Il sistema Steko

La forte sensibilità verso tutto ciò che è sostenibile ed eco-compatibile richiede oggi uno sforzo maggiore ai progettisti nel ricercare soluzioni alternative al tradizionale modo di progettare, testare nuovi materiali e misurarne l’efficienza, convincendo operai e imprenditori della qualità di quello che viene proposto loro.
Essi si assumono la responsabilità di indirizzare i committenti verso l’acquisto di determinati prodotti e sono obbligati per questo a un aggiornamento costante all’interno di un mercato in continuo sviluppo.

Osservando i numerosi cantieri che affollano le nostre città l’evoluzione spesso appare lenta, limitata alla correzione di alcune prestazioni dei singoli materiali, senza innovazioni dirompenti. Alcune volte però, dietro al tradizionale aspetto rassicurante, si celano nuove tecnologie e soluzioni costruttive che scaturiscono dall’utilizzo di materiali alternativi, sostenibili, provenienti da fonti rinnovabili e facilmente riciclabili.

Una visita alla sede della Holzer, azienda impegnata nella produzione e distribuzione di materiali bioedili, nell’area industriale di Bolzano, ci mostra come da più di dieci anni vi siano ditte che lavorano per la promozione e il collaudo di prodotti e tecniche costruttive al servizio di un’architettura ecologica, sostenibile e a basso consumo energetico. Ci viene presentato un nuovo modo di costruire che combina le risorse rinnovabili con tecnologie moderne e concilia l’ecologia con l’economia. In tale modo l’edificio diventa un organismo naturale che consente un’elevata qualità abitativa con costi di realizzazione e manutenzione ragionevoli.
Per esempio, gli edifici realizzati mediante Steko (figura 1), un sistema modulare a incastro in legno massello, rivoluzionano la tradizionale struttura a telaio in conglomerato cementizio armato. Il sistema è costituito da veri e propri mattoni in legno posati su una fondazione tradizionale (non isolata per sfruttare gli apporti geotermici ) e permette di realizzare edifici in tempi brevissimi.

I singoli mattoni sono elementi pratici, maneggevoli, prodotti in diverse dimensioni e finiture, che vengono posizionati a incastro, uno sull’altro, senza l’impiego di malte, calcestruzzi e collanti.
Il legno è l’unico materiale per l’edilizia che durante la sua crescita produce ossigeno, accumula anidride carbonica e richiede il minimo apporto di energia per essere trasformato in materiale da costruzione, al contrario dei materiali edili tradizionali che presentano un bilancio energetico intrinseco decisamente peggiore.
Il legno inoltre, arricchito attraverso l’insufflaggio nell’elemento mattone di materiali coibentanti naturali (ci viene presentato per esempio un composto secco misto ricco di terra) e riesce a garantire buone prestazioni sia dal punto di vista termoisolante che ignifugo permettendo di ottenere una parete traspirante. Proprio come avviene nella cute umana questo sistema attiva un processo di compensazione e regolazione di temperatura e umidità che crea un clima abitativo confortevole e salubre.
Il progetto di un edificio creato con questa sistema risulta semplice e flessibile: le pareti realizzate sono contemporaneamente un elemento portante e divisorio. Le superfici interne possono essere lasciate a vista o rivestite con i tradizionali materiali di finitura per interni (a base di gesso o di terra cruda che funge da isolante acustico) e la facciata esterna può essere realizzata come facciata ventilata o più semplicemente con sistemi di intonaci compatti: l’ideale sarebbe un pacchetto con sughero e cappotto naturale di cannicciato e calce (figura 2).

Il sistema Steko propone una radicale rilettura della tradizionale cultura del mattone, dell’acciaio e del calcestruzzo e fa ancora fatica a essere accettato da coloro che non sono abituati a lavorare con il legno. Ma è uno spunto da cui partire per capire che l’evoluzione continua, che la ricerca e lo sviluppo stanno lavorando per cercare di risparmiare con la tecnologia le fonti di energia che ormai da secoli l’uomo attinge indiscriminatamente. È giunto il momento di educare la popolazione all’utilizzo di materiali “ambientalisti” dal basso costo in termini energetici, sia in fase di produzione che di smaltimento: solo così il prodotto del “costruire” sarà autonomo e non graverà sui delicati processi ambientali.

Articolo dell’ing. Anna Maria Fabbri

Per approfondire:
http://www.holzer.it/
http://www.steko.ch/

 


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