Corrosione di una parete in calcestruzzo armato faccia a vista

Il calcestruzzo faccia a vista è stato per un certo periodo utilizzato quale elemento decorativo anche nell’edilizia residenziale e, a fronte di erronee credenze circa la sua inattaccabilità dagli agenti atmosferici, spesso anche senza un’adeguata protezione dagli attacchi dell’ambiente.

L’elemento oggetto del guasto è una parete perimetrale verticale portante in calcestruzzo armato faccia a vista appartenente a un edificio a destinazione residenziale sito in una metropoli del nord Italia. Il materiale oggetto dei meccanismi di alterazione è il calcestruzzo faccia a vista e le armature in esso conglobate.

Descrizione del modo di guasto
Lo stato di guasto illustrato nella immagine di apertura avviene a seguito del distacco ed espulsione del copri ferro per corrosione da carbonatazione dello stesso e successiva ossidazione delle armature (leggi anche Carbonatazione del calcestruzzo. Lanciato nuovo strumento di diagnosi).

La soluzione acquosa contenuta nei pori della matrice cementizia vede ridotto il suo pH a condizioni di non alcalinità per effetto della penetrazione di anidride carbonica. La diminuzione del pH intorno alle armature consente l’attivazione del processo di corrosione i cui prodotti sono espansivi e danno luogo a espulsione del copriferro (spalling). In questo caso, inoltre, si registra uno spessore di copriferro insufficiente e non uniforme.

Suggerimenti per il ripristino
Le tecniche di ripristino del calcestruzzo carbonatato sono consolidate e prevedono:
– rimozione del calcestruzzo carbonatato che non si è già staccato a seguito dell’espansione delle armature;
– pulizia delle armature (asportare la ruggine non aderente dalla superficie delle armature);
– trattamento delle armature con prodotti vernicianti protettivi;
– ripristino delle parti mancanti con calcestruzzo o malta alcalini.

Suggerimenti per la prevenzione
Siffatti guasti si prevengono progettando la durabilità del calcestruzzo secondo le specifiche contenute nelle norme tecniche e nella legislazione vigente. In particolare, è necessario curare sia la composizione del calcestruzzo, che deve essere idonea all’ambiente in cui lo stesso verrà utilizzato, sia il copriferro.
La progettazione della miscela deve essere fatta secondo quanto specificato nella norma tecnica UNI EN 206-1 Calcestruzzo – Parte 1: Specificazione, prestazione, produzione e conformità.

In essa si prevedono calcestruzzi resistenti a differenti sollecitazioni ambientali (leggi anche Corrosione parete cieca in CA in ambiente marino) quali quelle marine, quelle urbane altamente inquinate, ricche di CO2, e quelle montane, con sollecitazioni da gelo e disgelo.

È inoltre obbligatorio l’utilizzo di distanziatori nei casseri per garantire il rispetto del copri ferro come prescritto nella normativa vigente (specifiche sul copri ferro si trovano sia nel d.m. 14 gennaio 2008 sia nella norma tecnica UNI EN 1992-1-1 Eurocodice 2 – Progettazione delle strutture di calcestruzzo – Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici al paragrafo 4.4.1).

Infine, è buona norma proteggere le pareti faccia a vista sia con opportuni accorgimenti architettonici (le gronde così poco di moda nell’architettura moderna fanno spesso la differenza in termini di durata dei manufatti edilizi) sia con prodotti vernicianti appositi.

Articolo di Fulvio Re Cecconi e Enrico De Angelis


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico