Conto Energia in, Articolo 45 out?

L’articolo 45 della manovra finanziaria che toglie l’obbligatorietà di ritirare i certificati verdi in eccesso di offerta sul mercato è ancora al centro del dibattito e da più parti se ne annuncia lo stralcio. Contro questo provvedimento – ovvero contro l’articolo 45 – si sono levate molte voci soprattutto da parte di associazioni del settore delle rinnovabili affiancate da Legambiente, Greenpeace, Kyoto club, per le quali questa misura  potrebbe destabilizzare il settore con effetti disastrosi sull’occupazione in uno pochi dei settori anticiclici del Paese.

Non erano mancate anche voci a sostegno della misura introdotta dall’art.45, in particolare le associazioni ambientaliste più preoccupate della difesa del paesaggio che l’avvento delle rinnovabili – in particolare l’eolico- potrebbe mettere a rischio, piuttosto che dai vantaggi che queste potrebbero rappresentare sia in chiave energetica che economica. E proprio “nelle more dell’emanazione di questa nuova normativa (art.45 n.d.r.)” hanno chiesto che il Governo “blocchi ogni speculazione e imponga una ragionevole moratoria agli impianti eolici”.

Ma dopo il pronunciamento della Commissione industria del Senato che ha invitato a “riconsiderare” la norma, perché questa misura potrebbe comportare “una drastica riduzione degli investimenti” ed avere “effetti gravissimi per il settore delle rinnovabili, effetti esaltati dalla repentinità del provvedimento” con l’aggravante che come sottolinea il parere della commissione, la norma “non avrà effetto alcuno sulle finanze pubbliche, poiché il costo del ritiro dei certificati verdi viene imputato in tariffa elettrica” sia il sottosegretario al Ministero dello sviluppo Stefano Saglia, che il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo hanno dichiarato che si attiveranno perché l’art.45 della manovra finanziaria venga stralciato.

Ma anche “se il colpo alle energie rinnovabili verrà bloccato– scrive in un suo editoriale su Quale Energia Gianni Silvestrini – non pare invece che ci siano molte possibilità per la prosecuzione delle detrazioni del 55% nel 2011”.

Il motivo sta nel fatto, spiega Silvestrini, che “questa forma di incentivazione incide direttamente sulla fiscalità generale, anche se molti studi hanno evidenziato che tra emersione del sommerso, aumento delle entrate dell’Iva e delle tasse per le imprese coinvolte le casse dello Stato avrebbe perdite minime o addirittura un vantaggio economico. Ma in una fase in cui si tende a tagliare tutto, queste sofisticate analisi vengono messe da parte”.

Tutti d’accordo comunque sul fatto che vi sia una esigenza di riordino del sistema degli incentivi (previsto entro il dicembre 2010 dalla direttiva comunitaria): lo affermano le associazioni di settore che chiedono di rivedere “tale intervento in ambito coerente con le altre iniziative e rimandando ogni azione a un organico riordino dei meccanismi vigenti entro la fine dell’anno come in effetti già previsto”.

Lo dichiara espressamente la Commissione industria che ritiene auspicabile “che il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili venga aggiornato, ma in una sede normativa appropriata e con un provvedimento organico, attuando gli impegni ambientali europei e facendo in modo che un settore in crescita non venga inutilmente bloccato” considerato anche “incomprensibile” che il nostro Paese, “dopo avere recepito la direttiva 2009/28/CE, che impegna i Paesi membri allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ora se ne blocchi lo sviluppo”.

Lo sostengono anche le associazioni favorevoli alla manovra di Tremonti, quando affermano che “è ormai evidente che occorre un riordino complessivo della materia delle incentivazioni alle rinnovabili che tenga conto di tutte le esperienze fin qui maturate, del diverso potenziale di ogni tecnologia e di un accurato bilancio di costi e benefici per ogni impianto autorizzato”.

In arrivo il Conto Energia, le prime indiscrezioni
Ma intanto l’attesa bozza per il rinnovo degli altri incentivi alle rinnovabili, ovvero il Conto Energia 2011 per il fotovoltaico, sebbene pare che le indicazioni siano ormai definitive, non è ancora entrato nell’ordine del giorno conferenza Stato-Regioni, il cui pronunciamento è fondamentale.

Il nuovo Conto Energia, che entrerà in vigore il prossimo gennaio e rimarrà in vigore sino a tutto il 2013, sembra – dalle anticipazioni emerse nel corso di convegni e sulla stampa- sia destinata a ridursi già dall’anno prossimo del 6% ogni quattro mesi, per raggiungere già alla fine dell’anno ad una quota complessiva del 18% rispetto a oggi. È prevista infatti una decurtazione stabile del 6% l’anno sia per il 2012 che per il 2013 e sarà poi rivisitata, come ogni tre anni, nel 2014.

Il nuovo Conto Energia sembra prevedere, infatti, tre variazioni di tariffe nel corso del 2011, una per gli impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2010 ed entro il 30 aprile 2011, una per quelli entrati in esercizio in data successiva al 30 aprile 2011 ed entro il 31 agosto 2011 e infine per quelli entrati in esercizio dal 31 agosto 2011 a fine anno.
Gli impianti che hanno potenza sino a 200 Kw potranno usufruire del regime di scambio sul posto anche dopo la scadenza degli incentivi

La bozza sembra che preveda anche la suddivisione degli impianti in diverse classi di potenza con incentivi decrescenti man mano che cresce la potenza: da 1 a 3 kW; da 3 a 20 kW; da 20 a 200 kW; tra 200 e 1.000 kW; dai 1.000 kW a 5.000 kW; e oltre 5.000 kW.

Viene anche introdotta la suddivisione tra  tipologie di impianti, cui corrispondono diversi incentivi: vale di più se un impianto è installato su un tetto o su una copertura per i quali basterà una dichiarazione di inizio attività o su terreni quali discariche esaurite, per i quali è previsto un premio aggiuntivo, che non su terreni vergini. E inoltre prevista l’introduzione di una tariffa e di un tetto di potenza incentivabile per gli “impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative” e gli “impianti fotovoltaici a concentrazione” per cui è previsto un obiettivo di 200 MW.

Fonte Greenreport.it


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