Conto Energia 2011 e incentivi al FV: i tagli saranno consistenti

Gli ultimi aggiustamenti sono ancora in corso al Ministero dello sviluppo. Ma l’impianto generale del decreto sugli incentivi alle rinnovabili è ormai in dirittura d’arrivo. L’occasione per presentarlo sarà probabilmente la Conferenza unificata Stato-Regioni prevista tra il 9 e l’11 febbraio. Il taglio sarà consistente: si parla del 20% in meno nel 2011 (qualcuno suggeriva fino al 30%), rispetto agli incentivi attuali del “Conto Energia” sugli impianti fotovoltaici.

La discesa sarà graduale, ci si arriverà per “scalini” successivi, ogni quattro mesi. Un ulteriore 8% annuo verrebbe tagliato nel 2012 e nel 2013. E la discesa dovrebbe proseguire anche negli anni successivi, dopo verifica, con l’intenzione di arrivare nel giro di circa 4 anni al cosiddetto grid parity, ovvero alla parità di costo energetico con le altre fonti. Perché il governo si sta determinando a chiudere la partita degli incentivi? Le esigenze sono più d’una. L’Italia ha preso con l’Europa l’impegno di arrivare nel 2020 al 17% di consumi di energia coperti da fonti rinnovabili. È un impegno che non può essere messo in discussione e che punta a circa 8.000 Megawatt di fotovoltaico. Ma a quali costi? Il primo obiettivo che si sta ponendo è quello di garantire la sostenibilità a lungo termine degli incentivi per tutte le fonti rinnovabili. E quelli italiani (intorno ai 40 centesimi a kilowattora) sono i più alti in Europa. Ciò ha creato un vero e proprio boom del fotovoltaico che a fine 2009 ha raggiunto i 900 megawatt e arriverà a 1200 a metà 2010, con una previsione di raggiungere 1.500-1.700 Megawatt a fine anno, superando gli obiettivi iniziali.

Non basta. Secondo i dati presentati da Terna ad un convegno, per gli impianti rinnovabili “solo al Sud ci sono richieste di connessione alla rete nazionale per 100.000 Megawatt”, un’esagerazione visto che l’intera capacità installata nazionale è di 63.500 Megawatt alla punta. “È evidente è la conclusione che ci si trova spesso di fronte a operazioni speculative”. Lo ha denunciato anche il presidente di Confidustria Emma Marcegaglia segnalando la “grande confusione” nelle rinnovabili con “impianti sulla carta pari al 140% del consumo di punta nazionale”.
Vero è che un conto sono le richieste, un conto sono le domande accettate. Comunque Terna chiede una procedura autorizzativa unica (concessione e allaccio alla rete) che serva da freno all’esplosione di richieste. Proprio per selezionare le iniziative industriali, premiando quelle che possano portare allo sviluppo di una vera filiera nazionale che la stessa Confindustria sostiene tenacemente. Secondo un recentissimo studio di I-comm il costo degli incentivi attuali è di 34 miliardi al 2020 per realizzare 8.000 Megawatt. Riducendo l’incentivo del 4% annuo il costo complessivo finale si dimezza. E il settore può portare sviluppo con 208 mila occupati al 2020 nello scenario più favorevole.

Ma occorre tenere d’occhio i costi per la collettività. L’Autorità per l’Energia ha lanciato per prima l’allarme. Una stima del garante porta ad ipotizzare un raddoppio dei costi annuali sulle bollette nel 2010: 3 miliardi per l’intero pacchetto rinnovabili contro 1,6 del 2008. Una cifra che potrebbe salire a 5 miliardi nel 2015 e a 7 miliardi nel 2020 (la metà per sostenere il fotovoltaico) con un incidenza sulla bolletta che passerebbe dal 6 al 20 per cento.

di Barbara Corrao
Fonte: ultime notizie.tv


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