Conservazione beni di interesse storico. Calce vs cemento

La conservazione e la valorizzazione dei beni immobili di interesse storico e artistico realizzati da oltre cinquant’anni è di competenza dall’autorità della Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici (1).

Vi sono però molti edifici che, pur non essendo dichiarati di pregio e quindi sottoposti a tutela, meritano un’attenta e corretta progettazione degli interventi manutentivi e di conservazione al pari degli immobili notificati. Spesso le tecniche di uso tradizionale non sono adatte a questo tipo di  intervento di recupero e la scelta dei materiali da applicare per il ripristino è fondamentale a garantire un corretto comportamento della parte risanata.
Una causa ricorrente di dissesto in un edificio esistente è la sua perdita di impermeabilità all’acqua piovana che, infiltrandosi tra le crepe e le lesioni presenti sulle facciate esterne, provoca rigonfiamenti e distacchi dell’intonaco dal supporto. In questo caso, si può scegliere di  intervenire con la sostituzione dell’intero strato di intonaco. Ma quale materiale scegliere per l’impasto?
L’intonaco di cemento viene considerato oggi la soluzione peggiore per l’edilizia storica anche se è stato molto diffuso nel recente passato e ancora oggi è molto impiegato.
A partire dagli anni ’50 se ne ha avuto un grosso utilizzo e ha soppiantato la calce idraulica, poiché considerato più “forte e resistente”. Perché oggi il cemento non è indicato come base ideale per un intonaco da applicare su edifici storici e perché bisogna preferire l’utilizzo della calce?
Dopo il periodo di stagionatura esso assume un notevole grado di durezza e tende a ritirarsi creando delle cavillature attraverso cui si infiltra l’acqua meteorica. L’asciugatura del rivestimento bagnato rimane  superficiale e l’acqua che è stata assorbita non riesce a fuoriuscire, se non in minima parte, creando intorno alle fessure un alone di umidità: l’intonaco cementizio risulta infatti antitraspirante e di forte impermeabilità. Inoltre, il ciclico abbassamento della temperatura determina il gelo dell’acqua rimasta sotto la superficie e questa, gonfiandosi, porta al distacco di estese parti di intonaco con strappo di parte della muratura (nelle zone in cui non si verifica il distacco dell’intonaco la malta cementizia mantiene un forte potere aggrappante al supporto).

L’intonaco a base di calce idraulica presenta invece le seguenti caratteristiche.
Permeabilità ai sali. Direttamente collegati alla presenza dell’acqua sono infatti i fenomeni di trasporto (dissoluzione) e di cristallizzazione dei sali presenti nel terreno e nella muratura che vengono portati sulla superficie del paramento murario. Quando in corrispondenza delle variazioni igrometriche ambientali l’acqua evapora, il sale cristallizza e la pressione che si viene a creare determina un’azione meccanica che può risultare distruttiva per la muratura stessa. (Questo avviene quando i fenomeni evaporativi sono molto intensi, la velocità di evaporazione è maggiore di quella di trasporto della soluzione e il sale cristallizza all’interno, causando sollevamenti o addirittura la rottura di parti di muratura).
Traspirabilità. L’intervento di stuccatura con una malta bastarda a base cementizia può causare la distruzione del muro in presenza di sali da risalita o bufere marine. All’epoca della realizzazione dell’edificio storico, la malta di vecchia calce era più traspirabile della muratura o della pietra che costituiva il paramento ed era attraverso essa che avveniva l’evaporazione e il deposito dei sali. I corsi si consumavano ma in compenso il muro si conservava intatto. La stuccatura con nuova malta cementizia è meno permeabile del materiale del muro. La rottura avviene questa volta lato pietra e mattone.
Resistenza meccanica sufficiente. (Una muratura portante lavora a 15 Kg/cmq, una malta di calce ne dà 40-50 Kg/cmq, una malta di cemento 300 Kg/cmq).

L’utilizzo di malte a base di calce, idrauliche e naturali, inoltre, riduce il grosso problema delle cavillature e i distacchi delle tinteggiature, riuscendo a ottenere un “ritiro” fortemente controllato dei volumi di impasto applicato, problema ovviamente risolto completamente nel caso di utilizzo di calci aeree.
Esistono comunque tanti casi di pregevole architettura, per esempio diversi edifici della prima metà del nostro secolo, nei quali occorre riproporre l’intonaco cementizio. Diverse esperienze consigliano di operare in questo caso con un intonaco a calce idraulica e di rifinirlo poi solo superficialmente con uno strato di un impasto cementizio, metodo che viene giustificato  in quanto storicamente utilizzato, che permette di ovviare a tutti i fenomeni negativi precedentemente trattati.
Vi è poi un’ultima nota positiva: il beneficio ecologico. La produzione della calce offre un minor consumo di energia (circa il 30%) rispetto a quella richiesta per la produzione dei leganti cementizi e con il compiersi del ciclo della calce, questa riassorbe il 100% dell’anidride carbonica, liberata in atmosfera, durante la trasformazione del calcare in ossido di calcio. La calce si rivela dunque un legante ecologico.

Articolo dell’ing. Anna Maria Fabbri

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(1) L’interesse di tutela è esteso ad edifici che appartengano ad enti pubblici o istituti legalmente riconosciuti e a privati, in questo caso deve essere presentata una dichiarazione di particolare interesse e l’immobile deve essere notificato in forma amministrativa ai proprietari tramite il decreto legislativo 22 Gennaio 2004, n. 42 recante il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ai sensi dell’art. 10 della legge 6 Luglio 2002 n. 137 in vigore dal 1° maggio 2004.


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