Congresso nazionale di Pescara 2009: la riforma dell’ordinamento professionale

Si è concluso il Congresso nazionale degli ingegneri, tenutosi dal 22 al 24 luglio scorso a Pescara, il cui tema portante è stato Sicurezza e sviluppo: il ruolo centrale degli Ingegneri.
I Presidenti degli Ordini hanno approvato una proposta di legge di riforma dell’ordinamento professionale (leggi la versione integrale).

Il documento è composto da 32 articoli suddivisi in cinque titoli: definizioni e principi fondamentali (art. 1-3), accesso ed esercizio della professione di ingegnere (art. 4-14) , principi organizzativi (art. 15-22) , società tra professionisti e società di ingegneria (art. 23-24) e codice deontologico e procedimento disciplinare (art. 25-32).

La proposta che scaturirà dal dibattito interno alla categoria, a partire dal documento approvato a Pescara, costituirà una “piattaforma” sui cui basare il confronto con il Ministero della giustizia.
L’individuazione dei principi ha tenuto conto, in primo luogo, del dibattito (e delle proposte di legge) sulla riforma delle professioni che ha connotato le ultime quattro legislature, alla luce del mutato quadro normativo di riferimento (“rivoluzionato” dal decreto legge n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248/2006, che ha abolito l’inderogabilità delle tariffe professionali) e delle osservazioni avanzate nella recente indagine conoscitiva condotta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato sui codici deontologici di alcune professioni, tra cui quella di ingegnere (leggi articolo).


Il nodo delle tariffe

Il necessario raccordo con i principi comunitari ha imposto anche di affrontare anche la questione del rapporto fra la salvaguardia del principio (comunitario) della concorrenza e quello della qualità della prestazione, cui si innesta il tema delle tariffe.
Su questo punto, l’impostazione prescelta (si veda art. 10) contempera l’esigenza di esprimere la posizione ufficiale della categoria (circa l’inderogabilità dei minimi tariffari), quella di
riconoscere una prassi ormai invalsa nel settore dei lavori pubblici (quella di una ribassabilità massima del 20%) con un meccanismo innovativo che collega le tariffe all’individuazione di standard qualitativi minimi delle prestazioni.
Ci si è, quindi, attenuti al rispetto del primo comma dell’art. 2233 del Codice civile secondo cui il compenso è liberamente determinato dalle parti; tale libera determinazione è, però, subordinata al raggiungimento di “standard qualitativi” minimi (la cui definizione è demandata all’Ordine) a tutela della sicurezza della prestazione.

Le tariffe professionali sottendono, dunque, compensi che consentono il raggiungimento degli “standard qualitativi” minimi delle prestazioni degli ingegneri. La violazione dei compensi predeterminati attraverso le tariffe non configura un’automatica violazione della norma sostanziale e disciplinare sulla qualità progettuale, ma origina una fase di accertamento da parte dell’Ordine territoriale.

In sintesi, la conformità del compenso ai minimi tariffari assume il valore di una presunzione di qualità della prestazione; l’eventuale scostamento del compenso pattuito dal professionista da detto valore non sarà causa di automatica illiceità dello stesso ove, all’esito della verifica dell’Ordine, sia accertato il raggiungimento degli standard qualitativi minimi.

La norma è diretta ad esaltare il legame fra compenso e qualità della prestazione progettuale. A tal fine non solo si conserva il potere di controllo e verifica dell’Ordine territoriale, ma esso viene relazionato a parametri più “obiettivi” rispetto a quelli vigenti. Ciò per contrastare le censure comunitarie che, in verità, non escludono la possibilità che gli Stati membri adottino regimi tariffari (addirittura declinati con minimi inderogabili), purché essi non siano immotivatamente o sproporzionatamente restrittivi della concorrenza.

Gli altri contenuti
Per quanto concerne gli altri contenuti del documento, i primi tre articoli definiscono principi generali per la riforma degli ordinamenti di tutte le professioni.
Di particolare importanza è la previsione di un regolamento specifico, denominato “ordinamento di categoria”, adottato dai Consigli nazionali delle categorie professionali organizzate in Ordini e Collegi e chiamato, nel rispetto del principio di sussidiarietà, a dettare le prescrizioni attuative della definenda ipotesi di legge, quanto meno per quelle materie sulle quali le regioni non abbiano potestà legislativa.

All’ordinamento di categoria sono eventualmente demandate ulteriori scelte organizzative che non sono contemplate nel documento. Si è così lasciato all’ordinamento di categoria la possibilità di prevedere, ad esempio, l’istituzionalizzazione dell’Assemblea dei Presidenti e la regolamentazione delle associazioni ordinistiche.

Prime ipotesi per la definizione di una proposta di legge di riforma dell’ordinamento della professione di ingegnere (luglio 2009)

 


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