Compensi professionisti gare: una lotta che continua presentato in sentao

Compensi professionisti gare: una lotta che continua

Compensi professionisti gare

Si ritorna a parlare di compensi professionisti gare. Le paghe dei tecnici saranno messe a dura prova, non potendo fare riferimento al decreto parametri introdotto con il correttivo (D.Lgs. 56/2017) del codice appalti (D.Lgs. 50/2016).

Con l’approvazione dell’emendamento 5.27 (testo 2) relativo al Decreto legge n.135 del 14 dicembre 2018, detto DL Semplificazioni (oggi 28 gennaio 2019, sarà sotto esame dell’Aula del Senato), viene annullato l’obbligo da parte delle stazioni appaltanti di attenersi al Decreto Parametri nello stabilire i compensi a base d’asta nelle gare per i servizi di ingegneria ed architettura.

“Piuttosto che un passo in avanti verso l’affermazione del principio dell’equo compenso, due passi indietro sul fronte della tutela del lavoro e della dignità degli architetti e ingegneri italiani”: afferma Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa.

Emendamento sui compensi professionisti gare. Errore o ritorno alle vecchie abitudini?

Con l’emendamento, il timore più vivido è che si ritorni alle vecchie (e cattive) abitudini che prevedevano scandalosi bandi con compensi a pochi euro e addirittura a titolo gratuito.

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L’accesa questione sui compensi professionisti gare, va avanti con le dichiarazioni della senatrice Paola Nugnes, facente parte della commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali, che giustifica la disposizione: un equivoco, in quanto pare che l’emendamento sia stato erroneamente approvato.

L’emendamento approvato il 22 gennaio scorso, molto probabilmente subirà una modifica nel passaggio in commissione, previsto per il 28 gennaio. Difatti Nugnes ha affermato: “è forse ancora possibile che il testo possa essere riformulato in modo corretto con un intervento del relatore, altrimenti presenterò subito un emendamento in Aula per eliminare le contraddizioni a partire dall’ultima lettera dell’emendamento, che deve essere soppressa”

Comodo ha dichiarato: “accogliamo con favore le dichiarazioni della Sen. Nugnes che ha anticipato la presentazione di un emendamento in Aula per tornare indietro ed eliminare questa pericolosa disposizione”.

Il Presidente Inarcassa ha inoltre precisato:” non possiamo non sottolineare che temi estremamente delicati, che vanno ad impattare sul lavoro e la vita di migliaia di professionisti, non possono essere affrontati con superficialità e approssimazione, generando contraddizioni e atteggiamenti del tutto schizofrenici. Il rischio è che dai buoni propositi si passi ad ottenere risultati di forza uguale e contraria, finendo per avvantaggiare, di fatto, esclusivamente i contraenti forti a scapito delle parti più deboli, a cominciare dai giovani professionisti che da anni vivono una condizione reddituale molto preoccupante”.

A mostrare il disappunto sulla questione è stato anche Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle professioni tecniche e presidente del CNI che puntualizza l’aspetto applicativo dal punto di vista del Rup: “l’emendamento, oltre ad essere stridente anche con il principio dell’equo compenso risulta non sostenibile dal punto di vista applicativo, perché trasferisce ai Rup responsabilità ed enormi carichi di lavoro, in aggiunta alle attività ordinarie. La determinazione di un onorario professionale, senza riferimenti certi stabiliti da una norma comporta un’analisi delle attività da svolgere che non rientra nelle competenze dei Rup”.

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Sale il numero delle regioni che legiferano per tutelare i compensi

Mentre si discute sui compensi professionisti gare, sempre più regioni si impegnano a legiferare in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto dei committenti privati e di contrasto all’evasione fiscale. La Campania in ordine temporale è l’ultima regione che con una legge fornisce garanzie per il lavoro dei professionisti imponendo il rilascio delle istanze autorizzative solo previo inserimento di attestazione che dimostri l’avvenuto pagamento al professionista, pena la sospensione dell’iter amministrativo.

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Toscana, Calabria, Basilicata, Campania, Lazio, Sicilia, Puglia, solo alcune delle regioni che si stanno impegnando su questo fronte. Ma la sfiducia dei professionisti dilaga. La proposta di legge della Rete delle Professioni Tecniche, purtroppo non ascoltata, presentata ad ottobre 2018, in vista della Legge di Bilancio 2019, prevedeva l’interruzione dell’attività edilizia in assenza dei documenti comprovanti il pagamento dei progettisti secondo le norme sull’equo compenso.

La norma non è stata inserita nella Legge di Bilancio 2019 e l’appello della RTP, è rimasto inascoltato. A seguito della delusione paventata dalle rappresentanza di categoria, si era parlato di future misure volte alla tutela dei compensi.

Qualcosa sembra muoversi con il disegno di legge 1012, presentato in Senato, con il quale si intende raggiungere l’obiettivo fissato dalle leggi adottate a livello regionale. La copia della fattura attestante il pagamento del professionista, permetterà il rilascio del certificato di agibilità. Sperando che la proposta vada avanti per non dover lottare ancora e ritornare a parlarne.

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