Compensi del CTU alla mercé delle impugnazioni selvagge

Compensi del CTU alla mercé delle impugnazioni selvagge

“Sono migliaia in Italia i professionisti che operano come consulenti tecnici d’ufficio a supporto del sistema giudiziario italiano. Le procure di Roma e Milano rappresentano al meglio questo dato. Sono 12.000 i CTU attivi presso il Tribunale di Roma, di cui 2.500 ingegneri, mentre il tribunale milanese registra quasi 8.500 CTU iscritti al relativo albo, di cui 1.500 ingegneri”. Questo ci dice l’ing. Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, che denuncia una situazione sempre più difficile per i professionisti che svolgono attività di consulenti tecnici d’ufficio.

“Sebbene questi alti numeri e sebbene le grandi responsabilità che i professionisti si assumono, puntualizza Cappiello raggiunta dalla nostra Redazione, “il lavoro del CTU non è ben valorizzato. Basti considerare che ancora oggi non vi è stata una riforma delle tariffe, dopo anni di richiesta. In più, le condizioni di lavoro dei tecnici sono divenute maggiormente complesse dopo il decreto legge n. 83/2015, che introduce, come è stato lungamente dibattuto negli scorsi mesi, nuove misure in materia fallimentare e di esecuzione forzata”.

Il ruolo dell’ingegneria forense deve essere considerata prominente, se si considera il contributo reale che gli ingegneri fornisco alla giustizia in tutti i procedimenti civili, amministrativi, penali che riguardano questioni tecniche, ma un’altra questione, poco conosciuta, che influisce però negativamente sul lavoro del tecnico è rappresentata dall’opposizione al decreto di pagamento delle spese di giustizia, aggiunge la presidente degli ingegneri della Capitale.

Alla nostra richiesta di maggiori dettagli, Cappiello precisa: “Si tratta del provvedimento con il quale il giudice determina il compenso in favore, tra gli altri, dei consulenti tecnici di parte e di ufficio, contro il quale le parti possono attivare una sorta di impugnativa”. E qual è il problema? Il problema, spiega la presidente, riguarda nello specifico la contraddittoria interpretazione dell’articolo 34, comma 17, lettera a) del d.lgs. 1° settembre 2011, n 150. Per effetto di questo è stato abrogato il termine di decadenza, originariamente di 20 giorni dalla comunicazione del decreto, entro il quale era possibile procedere all’opposizione del pagamento delle spese di giustizia.

Insomma, oggi, le controversie derivanti dall’opposizione al decreto di pagamento sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto. Il riferimento generico a questo rito si traduce, in assenza di indicazioni precise, in dubbi interpretativi e controversie che vedono protagonisti periti di tutta Italia che, a volte, vedono i loro compensi messi in discussione dopo anni…. insomma compensi del CTU in balìa delle impugnazioni selvagge Una soluzione interpretativa è quella prospettata dal Ministero della giustizia, Dipartimento per gli Affari di Giustizia, con la circolare n. 0148412.U del 9 novembre 2012, in base alla quale il termine per la proposizione di un’eventuale opposizione vada individuato in quello espressamente previsto per il procedimento sommario di cognizione e quindi in quello di 30 giorni dall’avvenuta comunicazione. Questa soluzione, però, non è “abbracciata” ovunque. Sono molti i tribunali che si stanno regolando diversamente.

Non si tratta di una questione di “lana caprina”, ma di un problema che impatta negativamente con la vita professionale degli ingegneri. I casi a Roma non sono sporadici.

“Abbiamo avuto delle segnalazioni da parte dei nostri iscritti”, conferma Carla Cappiello. “Infatti, bisogna considerare che proprio a Roma il Tribunale Civile in una sentenza del 2014 ha spiegato che «non è condivisibile l’interpretazione intervenuta a mezzo di una circolare ministeriale – che non è fonte del diritto – che opterebbe per la estensione analogica del termine ex articolo 702 bis del Codice di procedura civile». Ciò ha portato alcuni colleghi in situazioni di difficoltà, trovandosi a dibattere per i loro compensi, non già lauti di per se’, dopo diverso tempo… arrivando a rimetterci economicamente. Questo, a mio avviso, è inaccettabile, considerando che si tratta sempre di lavori altamente complessi, che richiedono grande attenzione e competenza e l’assunzione di grandi responsabilità.

Alla denuncia sono seguite le prime iniziative. “Come Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma abbiamo scritto una comunicazione  indirizzata al Primo Ministro Renzi, al Ministro di Giustizia Orlando e ai Sottosegretari alla Giustizia Ferri e Costa, conferma Cappiello, per porre alla loro attenzione questa vacatio legis, che sta andando a incidere negativamente sul lavoro dei consulenti tecnici. Abbiamo sottolineato che la certezza del diritto è violata  dal fatto che il decreto di pagamento delle spese di giustizia sia oggetto di opposizione sine die. Si è, pertanto, richiesto un rapido intervento normativo che ripristini esattamente il termine certo per opporsi al decreto.

Al momento non abbiamo ancora avuto una risposta certa. Come ordine romano, con l’invito rivolto anche agli altri ordini all’agire nella stessa direzione, continueremo a far sentire la nostra voce attraverso tutti i canali a nostra disposizione: stampa, social media, eventi, focus tematici. Il ruolo dei CTU deve essere più stimato, non solo in termini economici, ma in relazione all’importante valore profuso al servizio della collettività”.

Ora l’iniziativa passa alla Politica, sperando che arrivino presto delle risposte concrete.

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