Codice amministrazione digitale: recepite le modifiche proposte dagli Ordini professionali

Il Codice dell’amministrazione digitale (Cad) consiste in un corpo normativo piuttosto esteso, finalizzato a rimodellare le procedure e gli adempimenti burocratico-amministrativi nel senso di una complessiva e coerente informatizzazione dei rapporti tra apparati pubblici e soggetti privati. Le finalità e i meccanismi predisposti dal Cad prevedono che ogni atto riguardante adempimenti e pratiche amministrative consenta piene modalità informatiche e telematiche di trasmissione, accesso, gestione, rilascio, conservazione, fruibilità dei documenti. Il Codice, all’interno del proprio articolato copre tutte le funzioni che attengono all’attività amministrativa,  in coerenza con il principo di partecipazione ed accesso al procedimento amministrativo da parte dei cittadini, riferibile in ultimo al d.P.R. 445/2000.

Tale complesso apparato legislativo (inizialmente emanato con il d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, ed entrato in vigore dal primo gennaio 2006), pur nell’aspirazione ai requisiti di generalità, coerenza e completezza, ha già dovuto subire molte e consistenti correzioni ed integrazioni.
L’ultima di queste modifiche, avvenuta con l’emanazione del d.lgs. 30 dicembre 2010, n. 235 (entrato in vigore il 25 gennaio 2010), ha riconfigurato in gran parte il testo precedente, presentando novità di sicuro interesse per lo svolgimento dell’attività del libero professionista. 
Difatti, il nuovo testo del Cad recepisce in pieno le proposte di modifica avanzate dal Consiglio nazionale degli architetti, riguardanti soprattutto le modalità di svolgimento dei servizi in rete la loro erogazione; in particolare, seguendo le indicazioni del CNAPPC, sono stati modificato gli artt. 64 e 65, riguardanti la presentazione telematica di istanze e dichiarazioni.

Nel precedente testo, erano abilitati a presentare istanze e dichiarazioni soltanto i soggetti aventi diritto e provvisti di “autenticazione” (carta di identità digitale o carta dei servizi), la modifica apportata ha sostituito questo requisito, abilitando tutti coloro che sono individuabili tramite sola “identificazione” (art. 64, commi 1 e 2). Questa modifica ha permesso le correlate integrazioni e correzioni dell’art. 65 del Cad e dell’art. 38 del d.P.R. 445/2000, permettendo al professionista una piena ed autonoma facoltà di gestione informatizzata della pratica (comma 3 bis). Il nuovo testo, difatti, riporta: “il potere di rappresentanza per la presentazione e  la formazione di istanze, progetti, dichiarazioni ed altre attestazioni nonché il ritiro di atti ed altri documenti presso le pubbliche amministrazioni e i gestori o esercenti di pubblici servizi può essere validamente conferito ad altro soggetto con le modalità di cui al presente articolo”.

Questa nuova formulazione (al di là della farraginosità del testo normativo, la cui completa ricostruzione richiede la consultazione di tre leggi diverse) garantisce al soggetto avente diritto (committente) di poter conferire piena delega al tecnico incaricato in fatto di redazione, presentazione e ritiro di atti e documenti inerenti alla procedura attivata. La qual cosa rappresenta una non indifferente semplificazione procedurale –  anche a fronte della richiesta, spesso molto poco commendevole, avanzata da parte delle pubbliche amministrazioni di avere presente anche il committente alla presentazione delle pratiche (o perfino ai colloqui).

Le innovazioni contenute nel Cad, non soltanto quelle di cui sopra ma in generale tutte le pratiche di unificazione delle banche dati e di condivisione delle informazioni, possono in prospettiva generare un benefico effetto sull’esercizio di una professione, come quella del progettista edile, sovraccarica di farraginosità procedurali che ne compromettono gravemente efficienza e produttività. Bisogna, però, continuare a considerare questa semplificazione procedurale come necessaria ma non sufficiente, poiché ad essa si affianca una continua stratificazione e moltiplicazione normativa, su fonti e contenuti.

Gli effetti perversi di questa dinamica di proliferazione di norme tecniche e di adempimenti (come, ad esempio, recentemente verificatosi con l’emanazione del d.g.r. Regione Emilia-Romagna n. 1071 – Elementi minimi della documentazione da allegare alle pratiche strutturali, attualmente oggetto di un ricorso amministrativo) possono comunque vanificare un pur benefico snellimento delle procedure amministrative (leggi anche Riparte la proliferazione normativa: il progetto di legge sul controllo del settore edilizio in Emilia-Romagna)

Luca Gullì, architetto, membro della Commissione normative e procedure dell’Ordine di Bologna


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