Certificazione energetica degli edifici. Le conclusioni del Forum di Milano

Sono state oltre 500 le presenze registrate durante i due giorni del Primo Forum Nazionale sulla Certificazione Energetica, tenutosi a Milano il 14 e 15 giugno, organizzato dal CTI in collaborazione con Reed Exhibitions (MCE) e il cui obiettivo è stato creare, sul tema della certificazione energetica, il primo punto di aggregazione delle Regioni italiane e di tutte le categorie professionali legate a vario titolo al mondo della progettazione efficiente. In questo articolo daremo sinteticamente notizia delle conclusioni emerse durante i quattro workshop tecnici, relativi ai temi più dibattuti della certificazione energetica degli edifici.

Il primo workshop, dal titolo Sviluppi della legislazione a livello nazionale e regionale in ambito EPDB2 e le norme tecniche UNI/TS 11300 ha fatto il punto della situazione sullo stato della normativa tecnica e della legislazione a supporto della certificazione energetica degli edifici in Italia. Il secondo workshop, dal titolo Qualità, Accreditamento, Controlli ha affrontato il tema molto attuale della qualità degli attestati di certificazione. Il terzo workshop, dal titolo Aspetti legati alle transazioni e locazioni ha approfondito la storia della certificazione energetica, fornendo un dettagliato excursus da Kyoto ai giorni nostri ed esaminando tutti gli aspetti legati alle transazioni ed alle locazioni. Infine, il quarto e ultimo workshop dal titolo Sviluppi della formazione tecnica degli operatori e dei professionisti ha esaminato l’importante questione dell’istruzione degli operatori che a vario titolo operano nel settore dell’edilizia.

Accreditamento e formazione
1. Le caratteristiche e i requisiti di formazione sono molto versi tra i Paesi membri, e questo avviene anche a livello regionale all’interno degli stessi confini nazionali, in quanto l’armonizzazione è ostacolata dalla eterogeneità dei meccanismi di qualificazione.

2. I corsi per tecnico energetico hanno svolto un’importante funzione di aggiornamento tecnico e professionale anche per i progettisti.

3. Il sistema di accreditamento dei certificatori è affidato ad albi regionali gestiti da soggetti diversi di emanazione e controllo regionale. Tale sistema, diffuso e variegato, difficilmente saprà garantire al consumatore ed al produttore il rispetto delle caratteristiche del prodotto offerto sul mercato, pertanto la proposta è quella di definire competenze e abilitazioni dei certificatori in riferimento alla complessità e alla qualità del prodotto (leggi anche Certificazione energetica. Come le Regioni applicano la normativa).

4. Un approccio esclusivamente di mercato per la formazione determina ampie variazioni nella qualità offerta. Sarebbe quindi utile disporre di metodi efficaci di verifica della qualità degli organismi di formazione.

5. Nella regolamentazione della formazione degli esperti, andrebbe tenuta in considerazione l’interazione tra la Direttiva Servizi mercato interno (2006/123/CE), la Direttiva per il Riconoscimento qualifiche professionali (2005/36/CE) e la Direttiva EPBD Recast (2010/31/EU) per il riconoscimento reciproco di esperti di altri Paesi membro.

6. Per la certificazione di beni ad alto rendimento energetico (classe A+ e A), sarebbe consigliabile che l’abilitazione venisse riconosciuta a soggetti (organismi di certificazione, liberi professionisti) accreditati per tale attività dall’ente unico nazionale secondo procedure univoche, certe e verificabili, mentre la certificazione di prodotti di classe inferiore, sia per le nuove costruzioni sia per l’esistente, può continuare ad essere attestata da certificatori abilitati da corsi professionali ed iscritti ad albi regionali.

7. L’aggiornamento e la formazione non rappresentano un’incombenza solamente per i progettisti, bensì anche per gli installatori, collaudatori e i costruttori, figure fondamentali per l’efficace attuazione degli interventi energetici. La disponibilità di nuovi sistemi e tecnologie concepite e prodotte dall’industria saranno sempre più difficili da implementare per una manovalanza che non sia sufficientemente specializzata.

8. È necessario migliorare il livello di conoscenza generale dei potenziali acquirenti e dei locatari degli edifici o delle unità immobiliari: potrà essere utile in futuro condurre campagne di informazione per incoraggiare ulteriormente i proprietari e i locatari a migliorare la prestazione energetica del loro edificio o della loro unità immobiliare.

Controlli: è una questione di qualità
L’avvio sistematico dei controlli a campione renderebbe la certificazione energetica più credibile. È necessario ottimizzare il sistema di controllo della qualità attraverso l’introduzione programmata, trasparente e chiara, non solo con finalità di penalizzazione ma anche educative e motivazionali. Gli effetti della mancanza di azioni di controllo ha provocato una concorrenza sleale tra i soggetti certificatori: spesso i costi della certificazione si attestano al di sotto della soglia che giustificherebbe un lavoro di qualità.

La mancanza di qualità si riflette ovviamente sui cittadini, che non possono far affidamento su uno strumento sicuro e che possono essere condotti anche a scelte sbagliate. Le attività sperimentali di controllo sugli ACE svolte da parte di alcune Regioni come Lombardia e Piemonte hanno evidenziato il riscontro di elevate percentuali di ACE con risultanze non conformi (leggi anche Certificazione energetica. Cambia l’Attestato di Certificazione Energetica in Lombardia). Controlli più numerosi e maggiori sanzioni porterebbero ad un aumento della domanda di formazione.

Metodologia di calcolo ed aspetti normativi
Sul piano normativo emerge chiaramente l’esigenza di un’uniformità dei metodi di calcolo a livello nazionale con, possibilmente, una sola procedura che valga sia per gli edifici nuovi sia per quelli esistenti.

La prossima generazione di scale di rappresentazione della prestazione energetica dovrà prevedere il futuro innalzamento dei requisiti per i nuovi edifici, eliminando la necessità di frequenti modifiche della stessa.
La nuova metodologia dell’edificio di riferimento presenta delle criticità come l’annullamento del fattore di forma e del rapporto tra superfici vetrate e superfici opache. Appare riduttivo ragionare solamente sull’energia primaria e occorrerebbe definire ulteriori verifiche e limiti anche sull’involucro e sul fabbisogno di energia termica utile ideale dell’edificio, sia in regime invernale che estivo, unitamente a verifiche sulla trasmittanza media dei componenti.

Diversi operatori auspicano una semplificazione sia legislativa che normativa: il numero eccessivo di leggi e norme non facilita infatti il compito degli addetti ai lavori, che si trovano spesso disorientati di fronte ad un quadro sotto alcuni aspetti intricato, con una evidente richiesta di maggiore omogeneità, uniformità e stabilità.
Tra le azioni prioritari del Ministero dello sviluppo economico vi è l’attuazione della direttiva 2010/31/CE (EPDB Recast) e il completamento e l’adeguamento dei provvedimenti attuativi del d.lgs. 192/2005 e s.m.i.

Aspetti legati alle transazioni immobiliari
La dotazione dell’ACE non è, di fatto, collegata ad alcun sostanziale controllo, che non sia quello affidato a una semplice clausola formale da inserirsi nell’atto e che è suscettibile non solo di essere disattesa, essendo la sua omissione mancante di qualsiasi sanzione, ma anche di non corrispondere al vero, pur con tutte le conseguenze del caso. Al contrario, dove la disciplina locale e regionale prevede l’obbligo di documentare, con l’allegazione all’atto, l’effettiva esistenza del certificato energetico, diventa concretamente impossibile sottrarsi all’obbligo di dotazione senza che tale omissione generi effettive conseguenze.

A cura di Giovanni Murano, CTI


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