Cantieri: il committente deve nominare il coordinatore per la sicurezza

Il committente è tenuto a designare i coordinatori per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili, quando richiesti dalle disposizioni di legge, anche se nello stesso cantiere si trovino ad operare da soli più lavoratori autonomi.

Interessante questa sentenza recente della Suprema Corte di Cassazione penale, nella quale si ribadisce il principio secondo cui sussiste sempre l’obbligo, da parte di un artigiano-committente che chiami a collaborare un altro artigiano per l’esecuzione di lavori affidati in appalto (e sul quale il primo eserciti un’attività di controllo, dominio e coordinamento dei lavori svolti), di designare un coordinatore in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori, con l’obbligo altresì di programmazione e controllo in esecuzione dei lavori da effettuare affinché essi vengano eseguiti in regime di piena sicurezza per gli operatori, quand’anche questi ultimi assumano le vesti di lavoratori autonomi.

Il caso
La vicenda trae origine da alcuni lavori di ripavimentazione operati da un artigiano in un cortile a lui appaltati dalla proprietaria: mentre la scala veniva demolita da un escavatore da un altro artigiano chiamato a collaborare, il primo artigiano veniva travolto dal crollo della scala stessa, riportando lesioni personali gravi. Condannato il committente per la violazione dell’art. 4, comma 1, lett. a), art.6 comma 2 e art. 3, comma 4 del d.lgs. 494/96, questi proponeva ricorso in Cassazione adducendo a propria discolpa la circostanza che l’artigiano al quale aveva affidato i lavori, rimasto poi vittima dell’infortunio, aveva la gestione del cantiere e la direzione e il governo dell’unica maestranza ivi presente al momento dell’infortunio, cioè l’artigiano escavatorista da lui stesso incaricato della demolizione della scala.

La decisione
La Suprema Corte ha rigettato le doglianze proposte ricordando che “l’obbligo di prevenzione si estende agli incidenti che derivino da negligenza, imprudenza e imperizia dell’infortunato, essendo esclusa, la responsabilità del datore di lavoro e, in generale, del destinatario dell’obbligo, solo in presenza di comportamenti che presentino i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo, alle direttive organizzative ricevute e alla comune prudenza” e che “in ogni caso, nell’ipotesi di infortunio sul lavoro originato dall’assenza o dall’inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale venga attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondurre, comunque, alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio di siffatto comportamento”.

Secondo la Corte inoltre, “la mancanza di organizzazione dei lavori, secondo un piano ben preciso, volto a garantire la sicurezza di tutti i lavoratori, ha consentito che quella attività, che per altro richiedeva cognizioni tecniche relative alla stabilità, fosse svolta con molta leggerezza da solo due persone senza una preventiva programmazione”: da ciò se ne ricava che “se, infatti, il piano di sicurezza fosse stato effettivamente predisposto e la nomina del coordinatore per l’esecuzione dei lavori correttamente e validamente effettuata, ne sarebbe derivata in concreto una precisa organizzazione degli interventi facenti capo alle varie ditte incaricate delle opere da eseguire ed una vigilanza sul coordinamento di tali interventi, come specificamente previsto dal decreto legislativo n. 494 del 1996 articolo 5”.

Articolo di Alessandro Zuco


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