Bioedilizia: piace, fa bene ed è fonte di sviluppo

Nell’ambito della crisi generalizzata del settore immobiliare, notiamo il moltiplicarsi delle occasioni di sviluppo dell’edilizia eco-compatibile. Oggi, quindi, il “verde” non è più solo un elemento di arredo o di contorno dello sviluppo immobiliare, ma è diventato un vero e proprio elemento strutturale di ogni progetto edilizio in chiave moderna. Insomma, se nelle pubblicità di qualche anno fa si leggeva “case immerse nel verde, dotate di impianti a energia rinnovabile”come una connotazione privilegiata, ora la “casa verde” dovrebbe diventare di ordinaria amministrazione.

L’efficienza energetica degli edifici è ormai un obbligo dettato non solo dalle norme, ma anche dalla necessità di ridurre i costi di gestione del costruito.
Ma non solo, le prescrizioni emanate da numerosi comuni e da diverse regioni tendono ad incentivare l’edilizia sostenibile con incentivi economici e cubature.
Dunque, alle previsioni dettate dal d.lgs. 192/2005 (come modificato ed integrato dal d.lgs. 311/2006) si sono affiancate norme locali che – nell’ambito delle ampie previsioni della legge nazionale – prevedono la valutazione del comportamento energetico degli edifici, sia per nuove costruzioni, sia altri interventi edilizi di riqualificazione.
Diverse sono le qualifiche da valutare per poter attribuire ad un edificio l’attestazione di “messa a norma”: si va dagli impianti di approvvigionamento di energia, alle tecniche di risparmio energetico per la climatizzazione e contro la dispersione del calore, le tecniche per il risparmio delle risorse idriche, in taluni casi anche il rispetto delle misure di contenimento dell’impatto acustico.
Di conseguenza, questo ha comportato la necessità di creare nuove figure professionali – ad esempio gli stessi certificatori – ed un nuovo indotto lavorativo.
Non è un caso che proprio in conseguenza dell’introduzione dei criteri di sostenibilità edilizia siano nate diverse imprese e studi professionali integrati che si occupano del tema: dagli studi di progettazione – che si occupano non solo del progetto edilizio, ma anche dello studio di sostenibilità ambientale ed energetica -, sino alle Imprese produttrici di elementi edilizi bio-compatibili – quali, ad esempio, i materiali isolanti, i pannelli solari, ecc. -.
Il mercato del settore, in un panorama complessivamente a toni cupi, è l’unico che segna un trend positivo di crescita, caratterizzando le iniziative più recenti di sviluppo edilizio.
Oltre agli indiscutibili vantaggi per l’ambiente e la vivibilità, la bio-edilizia regala, quindi, anche delle suggestive opportunità di rilancio del settore.
Ma non solo.

Osservate dal punto di vista di chi acquista, le opere caratterizzate dagli strumenti di bio-edilizia possono diventare una sorta di investimento.
Infatti, oltre ad essere incentivate dal punto di vista fiscale, sono anche una garanzia di minore consumo e, quindi, minore dispendio, costi di manutenzione competitivi e – in una parola – maggiore efficienza prestazionale.
Lo sviluppo della bio-edilizia è favorito anche dalla crisi del settore energetico ed ha potuto così beneficiare anche di un’importante vetrina istituzionale.
Di recente infatti, precisamente il 13 novembre 2008, la Commissione europea ha presentato un “piano per la sicurezza e la solidarietà energetica”, nell’ambito del pacchetto di misure del “Second Strategic Energy Review” che ha come obiettivo la riduzione dei consumi e la dipendenza dalle importazioni estere entro il 2020.
Il Presidente della Commissione Ue ha identificato nello sviluppo delle tecnologie verdi – in particolare nell’edilizia – lo strumento principe per poter raggiungere l’ambizioso obiettivo proposto dalla Commissione.
In tal modo – ha affermato lo stesso Barroso durante la conferenza stampa che illustrava l’iniziativa – si potrà coniugare l’esigenza di sostenibilità energetica con i parametri di contenimento dell’impatto ambientale previsti dal Protocollo di Kyoto.
Sulla scia di queste linee guida – o forse sarebbe meglio definirle linee di tendenza a livello mondiale – si sono svolti i lavori di alcune importanti manifestazioni di settore, prima fra tutti Greenbuilding  2008, la conferenza di riferimento per i professionisti del “costruire verde” i cui lavori si sono svolti  a Boston dal 19 al 21 novembre 2008.
Nell’ambito della conferenza si è parlato – tra l’altro – anche del sistema LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), messo a punto dall’associazione americana Green Building Council con l’ausilio di ricerche condotte in partnership con il M.I.T. di Boston e l’Università di Harward.
Il sistema LEED, interessante per il suo spunto innovativo nel coniugare salubrità ed economicità, si concretizza in una serie di criteri sviluppati per costruire case private ed immobili ad uso pubblico, cha siano sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sotto il profilo economico.
Tale intento viene raggiunto principalmente mediante il riutilizzo di materiali provenienti dalla dismissione di altre costruzioni e l’implementazione nell’uso di materie prime locali.

L’esempio della Gran Bretagna
Altro esempio interessante da citare nel panorama europeo è quello della Gran Bretagna, che – tramite una proposta del Ministro delle finanze dello scorso mese di novembre, presentata unitamente alla bozza di bilancio – ha annunciato l’avvio di un piano per effettuare interventi di isolamento termico negli edifici pubblici e privati. Tale piano, non solo creerebbe diverse migliaia di posti di lavoro nel comparto – ormai esangue – dell’edilizia britannica, ma costituirebbe il primo passo verso la valorizzazione degli immobili per una futura migliore commercializzazione.
Nelle intenzioni del Ministro, inoltre, questa scelta potrebbe coniugare le esigenze di rilancio del settore edilizio con le già richiamate esigenze di approvvigionamento energetico e di rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto.
Ma ora, per completare questo breve passaggio panoramico sul settore della bio-edilizia ed anche per comprendere meglio la genesi – ormai decennale – dello sviluppo del settore è opportuno citare alcuni sistemi di classificazione, la loro storia, la loro applicazione concreta.

Abbiamo citato il sistema LEED, che è innovativo e tuttora in fase di implementazione: attualmente negli USA la politica economica sta puntando molto sul rilancio di questo settore ed è quindi ipotizzabile che il sistema venga perfezionato ed implementato.
Questo sistema – su base volontaristica – consiste in una valutazione della sostenibilità energetico-ambientale delle costruzioni ed è in uso dal 2000. Si applica agli edifici già realizzati ed anche a quelli oggetto d interventi successivi.
E’ un sistema piuttosto schematico che consiste nella raccolta di alcuni dati contenuti in una checklist da parte del progettista che – a sua volta – li invia ad un organismo certificatore. Quest’ultimo, analizzando i dati, attribuisce a ciascun a ciascun dato un punteggio che, nella sommatoria, attesta la maggiore o minore sostenibilità dell’edificio.
Il suo predecessore è il sistema BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method), nato in Gran Bretagna all’inizio degli anni ’90 e successivamente perfezionato.
Questo sistema di certificazione si applica a tutti gli edifici, indipendentemente dalla loro destinazione e consiste anch’esso nell’attribuzione di punteggi che premiano le soluzioni più efficienti e meno dispendiose economicamente. A differenza  del sistema LEED il BREEAM si occupa anche di valutare la sostenibilità dell’edificio nel contesto ambientale di riferimento e la vivibilità degli ambienti interni.
Altri sistemi di valutazione sono stati implementati in Danimarca, Olanda, Germania, Francia ed anche in Canada, ma sono comunque riconducibili ai criteri enunciati dal sistema BREEAM.
In Italia, il recente intervento del legislatore – con l’art. 35 della l. n. 133/2008 – ha in parte scoraggiato lo sviluppo di iniziative sulla bio-edilizia, ma non ha completamente eliminato la portata innovativa del d.lgs. 192/2005 (come modificato ed integrato dal d.lgs. 311/2006).
Infatti, con il citato art. 35 della l. n. 133/2008 è stato reso volontario l’obbligo di allegazione della certificazione energetica; questa norma, tuttavia, non ha escluso l’applicazione dei criteri di efficienza postulati dalle precedenti leggi in materia, andando ad evidenziare ancor di più la valenza imprenditoriale della certificazione.
Tanto a dire che la “casa verde” dovrà confrontarsi con il mercato e la certificazione sarà quel plus che avrà il peso determinante nella scelta dei futuri acquirenti.
Ad oggi, tuttavia, sembra che il mercato stia rispondendo bene  e si moltiplicano le vendite di edifici realizzati (o adattati) con criteri costruttivi sostenibili.
Ma il nodo da sciogliere è quello dei criteri e sistemi di qualificazione si può fare riferimento per valutare la sostenibilità degli edifici. In assenza del Regolamento di attuazione del d.lgs. 192/2005 (come modificato ed integrato dal d.lgs. 311/2006) le regioni ed alcune province e comuni hanno emanato dei criteri non uniformi. Tali criteri, pur rispettosi dei parametri generali dettati dalle direttive comunitarie e dalle norme nazionali, hanno tuttavia imposto norme spesso assai restrittive e comunque non omogenee.

Le leggi regionali italiane
In tale panorama si inseriscono alcune leggi regionali sulla bio-edilizia, nelle quali il concetto di “certificazione energetica” viene meglio dettagliato come “sostenibilità” e “necessità di adeguamento ai criteri di edilizia sostenibile”: in particolare, la legge regionale Lazio n. 6/2008 del 27 maggio 2008 nella quale si prevedono obblighi di adeguamento ai criteri di sostenibilità a carico di chi realizza nuove costruzioni o effettua interventi di ripristino su costruzioni esistenti.
Sulla stessa scia la legge regionale Puglia n. 13/2008 del 10 giugno 2008, pubblicata sul B.U.R. Puglia n. 93 del 13 giugno 2008.
Tornando ad analizzare i sistemi di valutazione della bio-edilizia, resta da illustrare quello denominato G.B.C. (Green Building Challenge), nato verso la fine degli anni ’90 dalla sintesi degli studi condotti in oltre 20 nazioni diverse.

Questo sistema è più innovativo rispetto al BREEAM, in quanto non è intrinsecamente legato alla realtà geografica in cui è ubicato l’immobile e, quindi, può essere facilmente “esportato” ed adattato alle più diverse realtà locali, pur mantenendo gli stessi criteri di valutazione e termini etimologici.
Proprio per questa versatilità esso è in fase di costante aggiornamento ed è diffuso su ampia scala.
Questo sistema, che si applica a qualunque tipologia di immobile, consente inoltre di valutarne la redditività energetica durante tutto il suo “ciclo vitale”.
Si attribuisce all’immobile un punteggio che lo inserisce nell’ambito di un sistema qualità e ne misura le specifiche performances commisurate all’uso cui è destinato ed alle tecniche costruttive ed impiantistiche adottate.
Al fine di semplificare la valutazione dei materiali e delle tecniche costruttive di volta in volta utilizzati, il sistema G.B.C. si basa sulle certificazioni di prodotto: ISO 14020, ISO 14021, ISO 14024, ISO 14025 ed ISO 14040.
In Italia, sulla scorta del sistema di valutazione G.B.C. (Green Building Challenge, nato verso la fine degli anni ’90 dalla sintesi degli studi condotti in oltre 20 nazioni diverse).
si é sviluppato il sistema ITACA, utilizzato dall’omonima associazione (Istituto per l’innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) nata nel 1996 e formata da Regioni e Province Autonome, che si occupa – tra l’altro – di fornire consulenza alla Conferenza Stato Regioni sul tema dell’introduzione di sistemi qualità nelle procedure amministrative ispirati ai principi della normativa UNI EN ISO.
Il sistema ITACA ha utilizzato la base del sistema G.B.C. per elaborare una proposta di sistema di valutazione dell’impatto ambientale e della qualificazione energetico-ambientale degli edifici, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso.
Questo sistema, ancora in fase di messa a punto  delle ha adottato la struttura (basata, ricordiamo sull’attribuzione di un punteggio e sulla valutazione delle qualifiche ISO) del sistema G.B.C., adeguandola alla realtà climatica ed ambientale italiana.
I criteri di valutazione sono stati esposti in schede ricognitive, nelle quali vengono anche suggeriti metodi di verifica ed accorgimenti progettuali idonei per consentire di raggiungere la migliore efficienza e sostenibilità degli edifici.
Tale sistema, dovrebbe consentire alle Amministrazioni di verificare l’efficienza e sostenibilità degli edifici, sia ai fini della stima del valore, sia  per l’erogazione degli incentivi fiscali.

Articolo di Emanuela Pellicciotti
L’articolo è tratto dalla rivista CT – Consulente Tecnico


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