Avvicendamento al vertice Inarsind

Inarsind, Sindacato nazionale ingegneri liberi professionisti, cambia ai vertici con la recente elezione dell’ing. Salvo Garofalo a Presidente. All’atto della nomina, il neo Presidente ha tracciato alcune linee che caratterizzeranno il suo mandato, evidenziando l’impegno volto a rendere Inarsind sempre più presente nel territorio e propositivo sui temi della libera professione tecnica che negli ultimi anni sta vivendo momenti drammatici aggravati da recente dalla crisi in corso. Abbiamo voluto affrontare con l’ing. Garofalo le priorità che il sindacato si porrà sotto la sua guida

Ingegneri. Un elezione in un periodo particolarmente impegnativo: crisi economica, riforma delle professioni, gare di servizi di architettura e di ingegneria con ribassi altissimi, come pensa di affrontare i tanti impegni del suo mandato?
Salvo Garofalo. Innanzitutto voglio precisare che ad affrontare le tante problematiche che lei ha citato sono in compagnia del Comitato nazionale di Inarsind che ha votato il nuovo assetto all’unanimità, una squadra affiatata che, in virtù della sua variegata composizione, sarà attenta sia alle istanze territoriali sia a quelle legate al modo di esercitare la professione (singoli, associati e società). Ciò premesso, proprio perché i problemi sono tanti, cercheremo di irrobustire e aggiornare la struttura del Sindacato, che nel 2010 compie 60 anni, utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione e i social network per favorire la partecipazione attiva degli iscritti. Insomma aspiriamo a “fare rete” soprattutto per coinvolgere i giovani che già da prima della crisi, vivono la professione in modo marginale.

Ingegneri. E per le tariffe e i maxi-ribassi sulle gare di ingegneria avete qualche idea specifica?
SG. È di questi giorni la notizia che le gare al massimo ribasso saranno vietate e sostituite dal metodo della offerta economicamente più vantaggiosa, anche se questo, a nostro avviso, non risolve del tutto il problema, perché quel metodo finisce inevitabilmente per favorire le grandi società di ingegneria. In questo periodo stiamo studiando dei correttivi che tengano conto del “valore” del professionista e che riducano al minimo le valutazioni discrezionali delle Commissioni. Abbiamo chiesto recentemente all’Autorità di vigilanza sui lavori pobblici di partecipare al tavolo tecnico per l’elaborazione delle linee guida per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura e, grazie alla sensibilità del Presidente dell’Autorità Luigi Giampaolino, siamo stati prontamente inseriti per cui contiamo di portare in quella sede le nostre istanze e le nostre proposte. Voglio comunque precisare che Inarsind non ha mai manifestato preclusioni di principio sull’abolizione dei minimi tariffari, anche perché da alcuni studi da noi condotti non sempre la “vecchia tariffa” era adeguata (ad esempio i calcoli strutturali in zona sismica), essendo in diversi casi antieconomica.

Ingegneri. Avete elaborato delle proposte alternative?
SG. Dopo il decreto Bersani siamo stati i primi in Italia a fare una proposta alternativa ai minimi tariffari basandoci sulle esperienze concrete di altri Paesi europei e sugli standard della Fidic (Federazione internazionale degli ingegneri liberi professionisti) a cui, come Sindacato, aderiamo in campo internazionale. Minimi o no, occorre comunque un metodo per garantire ai colleghi la giusta remunerazione e alla collettività delle prestazioni di qualità evitando quello che è successo fino ieri: ribassi assurdi e prestazioni inadeguate  con contenziosi nella realizzazione dai costi paurosi.

Ingegneri. Pensa che dopo tanti anni nel 2010 la riforma delle professioni sarà varata?
SG. È da 26 anni che i politici (sia di destra che di sinistra) ci prendono in giro, tentando di riformare con gli stessi principi professioni assolutamente diverse fra di loro. Non si possono applicare le stesse regole a notai e architetti o a farmacisti e ingegneri. Oggi, dopo cinque lustri, sembra che la nostra classe politica abbia compreso che è meglio optare per una legge snella e lasciare alle singole categorie la possibilità di stabilire regole e principi attinenti lo svolgimento della professione specifica, quindi nel 2010, bene che vada, potremmo avere una sorta di legge quadro. Se questo avverrà i tecnici in generale, e gli architetti e gli ingegneri in particolare, devono cogliere l’occasione per fare chiarezza su molte questioni da sempre “borderline” ad esempio: la formazione universitaria e post-laurea, i ruoli all’interno delle categorie, le competenze, la rappresentanza ecc., mettendo attorno a un tavolo Ordini, Sindacati di categoria e Università per far sì che dopo la riforma ognuno ricopra il ruolo che gli compete, evitando confusioni che creano indistintamente danni a tutti i professionisti.

Ingegneri. E per il superamento della crisi economica cosa pensate di fare?
SG. Innanzitutto penso che questo sarà l’argomento del congresso del 2010 che si terra a Udine il 18 e il 19 giugno. Purtroppo i danni della crisi per i liberi professionisti si vedranno principalmente nei prossimi dodici mesi perché per l’anno in corso abbiamo “utilizzato e azzerato” il portafoglio lavori che avevamo dal 2008 e quindi a breve chiederemo con forza al Governo di fare la sua parte pensando ai liberi professionisti come un elemento vitale e propulsivo per l’economia del Paese, riservando loro, al pari di tutte le altre attività economiche, agevolazioni fiscali, incentivi, agevolazioni creditizie e facilitazioni per l’avviamento e lo sviluppo delle attività degli Studi (attrezzature, software, personale, ecc).
Poi chiederemo allo Stato di fare la sua parte, investendo per modernizzare il Paese: le nostre scuole sono fra le più insicure d’Europa, il nostro enorme patrimonio storico-artistico ha bisogno di grandi interventi, ci sono migliaia e migliaia di “strutture strategiche” che non sono state rese antisismiche, abbiamo problemi idrogeologici spaventosi e di tutto questo, nei prossimi anni, se ne dovrà tenere conto.

Ingegneri. E per i giovani ingegneri?
SG. Bisognerà prevedere delle agevolazioni per chi assume neolaureati con contratti biennali di formazione post-universitaria e per chi crea studi associati. Soprattutto occorrerà studiare delle agevolazioni all’accesso alla libera professione per i giovani colleghi. Personalmente trovo ingiusto che molti colleghi esercitino due o tre lavori contemporaneamente (spesso incompatibili fra loro), mentre i nostri giovani, dopo anni di sacrifici e a diversi anni dalla laurea, non riescono a rendersi autonomi economicamente. Abbiamo intenzione di chiedere al governo di stabilire dei criteri equi per l’assegnazione degli incarichi pubblici e per partecipare alle gare, escludendo chi non può svolgere in maniera esclusiva la libera professione e di ridurre al minimo la burocrazia utilizzando a pieno le nuove tecnologie di comunicazione.


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