Attività edilizia libera: indicazioni degli ordini professionali e della Regione Emilia-Romagna

L’approvazione, il 29 maggio 2010, della legge n. 73/2010, conversione del d.l. 40, ha modificato la disciplina degli interventi edilizi che non necessitano di titolo abilitativi, apportando quindi modifiche all’art. 6 del d.P.R. 380/2001 (testo unico dell’edilizia).

Dopo un periodo di incertezza interpretativa sulle procedure applicative delle nuove disposizioni, si è ritenuto (da parte delle amministrazioni regionali) di dovere considerare immediatamente operative le nuove disposizioni di legge, anche nel caso di regioni che si sono dotate di una legislazione in materia; infatti, anche in caso di contrasto tra legislazione regionale e nuove norme nazionali, nel caso in oggetto si considerano prevalenti queste ultime e quindi immediatamente vigenti, senza che si debba attendere un adeguamento della disciplina edilizia da parte della regione.

L’immediata entrata in vigore di una innovazione giurisprudenziale così brusca ha destato non poche perplessità sia tra i pubblici amministratori di regioni ed enti locali, sia tra i tecnici e gli ordini professionali.
Le modifiche all’art. 6 t.u., oltre a riguardare una serie di manufatti e realizzazioni di carattere funzionale (serre temporanee, barriere fonoassorbenti ed altro), collocano tra le attività non più sottoposte a DIA anche gli interventi di manutenzione straordinaria, nel caso in cui si modifichi l’assetto planimetrico dell’immobile senza aumento del carico urbanistico e dei parametri ad esso associati.

Questa nuova prassi amministrativa per gli interventi di MS può, soprattutto in un iniziale periodo di rodaggio delle nuove norme, portare a qualche rischio riguardo agli esiti ed alle conseguenze di interventi edilizi, anche di non poco conto, che potenzialmente possono essere svolti senza alcuna direzione lavori (si è tenuti soltanto a presentare una comunicazione di inizio lavori – CIL-, a firma di un tecnico abilitati).

Questo regime di incertezza ha suggerito all’Ordine degli architetti di Bologna di diffondere presso gli iscritti un documento contenente alcuni suggerimenti e cautele, in attesa che la Regione emanasse ufficialmente delle linee guida applicative, cosa effettivamente avvenuta qualche tempo dopo con la circolare del 2 agosto 2010 (contenente anche la modulistica per la CIL).

Si riportano di seguito gli elementi di maggiore criticità rilevati dalla commissione dell’Ordine di Bologna e sui quali si è ritenuto di doversi inizialmente soffermare (in attesa che la prassi operativa ne faccia emergere altri):

– mancando una DL o una figura analoga, tutta la documentazione consegnata a nome del tecnico abilitato dovrà essere attentamente precisata, ponendo cautele e avvertenze in merito all’impiego di detta documentazione in fase esecutiva, per chiarire il ruolo e il fine degli elaborati (e la conseguente responsabilità del professionista) in caso di futuri contenziosi;
– riteniamo sia prudente illustrare ai committenti  che la nuova procedura non incide minimamente su ogni altra normativa di settore (sicurezza nei cantieri, ambiente, beni culturali, impianti, sismica ecc.), e che quindi tutti gli adempimenti relativi rimangono in essere, con responsabilità quasi interamente a carico della Committenza,  comunque chiarendo che l’”uscita di scena” del professionista lascia il richiedente unico e diretto responsabile di quanto seguirà la comunicazione di inizio lavori;
– riteniamo anche che sia utile illustrare ai committenti  che la nuova procedura risulta oggi gravemente carente in merito a molti adempimenti correlati (agibilità, conformità edilizia, tempi di cantiere, eventuali varianti in corso d’opera ecc.), con effetti che ad oggi è impossibile prevedere, data la casistica praticamente infinita in cui tale vuoto legislativo potrà incidere (compravendite, mutui, leasing, contenziosi, eredità, procedimenti in corso, tempistiche ecc.).

Si ha ragione di temere, infatti, il contenzioso che prevedibilmente potrebbe scaturire da certificati di agibilità invalidati, modifica degli impianti senza controllo, mutamento delle caratteristiche dei fabbricati ad insaputa di parte dei soggetti interessati, chiamate a correo del progettista per interventi eseguiti difformemente dalle sue indicazioni, lesioni ai fabbricati non chiaramente imputabili, variazione del valore degli edifici in conseguenza di interventi attuati male, e via dicendo.

In estrema sintesi, la natura del provvedimento, al di là delle valutazioni positive o negative, pur semplificando in alcuni casi i compiti del professionista (estromettendolo da una parte del processo edilizio e liberandolo al contempo delle responsabilità correlate), impone tuttavia, da parte del professionista stesso, un atteggiamento attento agli effetti che potenzialmente tali innovazioni operative potrebbe produrre.

Articolo di Luca Gullì, Membro della Commissione normative e procedure – Ordine degli architetti della Provincia di Bologna


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