Assosolare conferma: 50 GW al 2020 è un obiettivo

Assosolare, Associazione nazionale dell’industria solare fotovoltaica, conta oltre cinquanta associati tra i principali produttori italiani del settore. Dedicata allo sviluppo di importanti progetti per la promozione del fotovoltaico in Italia, ha recentemente presentato insieme a GIFI e Aper una proposta comune per la revisione del Conto Energia. Abbiamo parlato di questo e di altri argomenti di forte interesse per l’industria fotovoltaica con l’ingegner Gianni Chianetta, presidente di Assosolare.

Ingegneri. Presidente, rispetto agli altri Paesi europei, qual è la situazione attuale del fotovoltaico in Italia. In quale comparto del settore individua le premesse di sviluppo più interessanti?
Gianni Chianetta.  Secondo uno studio da noi commissionato all’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, in Italia sono mediamente installati 10,3 kW ogni mille abitanti, un valore di molto inferiore agli altri Paesi europei, in particolare Spagna e Germania. Al 31 dicembre 2008, in Germania  i kW installati ogni mille abitanti erano 63,5 mentre in Spagna erano 67,6 kW.
Il Politecnico di Milano adotta due approcci alternativi per la stima del potenziale del mercato italiano del fotovoltaico: approccio benchmarking (assume a riferimento la potenza pro capite installata, stimando che lo sviluppo sia in linea con quello di Spagna e Germania); approccio costruttivo (costruisce il potenziale di installazione, tenendo conto delle caratteristiche del nostro territorio). I due approcci portano a risultati convergenti, mostrando l’esistenza di condizioni che possono permettere all’Italia di raggiungere gli altri “grandi del fotovoltaico” con un installato di circa 50 GW al 2020. Evidentemente il raggiungimento di questi obiettivi è possibile solo se non verrà meno, in particolare nei prossimi 3-5 anni, il supporto economico e il commitment del “sistema Paese” allo sviluppo del fotovoltaico.
Secondo l’approccio costruttivo, il comparto dalle potenzialità più interessanti si stima essere quello delle installazioni a terra su terreni incolti o a scarso rendimento agricolo (80%), seguito dal residenziale e dalle serre fotovoltaiche (poco meno del 10% per ciascun comparto) e, in ultimo, la grande distribuzione.

Ingegneri. Del “vecchio” Conto Energia, cosa dovrebbe portare e cosa lasciare, secondo lei, il nuovo piano?
GC. L’incentivo riconosciuto al fotovoltaico, denominato Conto Energia, è stato sicuramente interessante ed è vero che abbiamo avuto delle tariffe più elevate rispetto agli altri Paesi europei, ma non dimentichiamo che siamo partiti da zero e che la fase di start up è stata piuttosto lunga. L’incentivo ha sicuramente motivato gli operatori che hanno continuato a lavorare e a investire nonostante le tante difficoltà che oggi ancora si incontrano nel nostro Paese. Oggi in Italia, per far partire una centrale, ci sono ben 71 documenti diversi da sottoscrivere oltre alle differenze normative da regione a regione.
Là dove, invece, i processi autorizzativi sono stati semplificati i risultati si vedono: in Puglia  sono stati realizzati 4.314 impianti per 96 MW; in Lombardia le installazioni sono 8.630 per una potenza complessiva di oltre 84 MW e in Emilia Romagna le centrali sono 5.293, pari a 62 MW installati. 
Il sistema di incentivazione risulta però ancora complesso e oneroso. Se da una parte gli incentivi hanno accelerato lo sviluppo del fotovoltaico e attratto investimenti stranieri, dall’altro le difficoltà burocratiche rallentano il sistema. Il nuovo Conto Energia prevedeva proprio lo snellimento delle autorizzazioni, oltre al 20% del finanziamento in conto capitale. Questo valore è un buon compromesso che auspichiamo venga mantenuto anche nella prossima versione di decreto, poiché consente ai governi delle regioni con minore irraggiamento solare di riequilibrare la remunerabilità tra Nord e Sud.

Ingegneri. Come giudica l’atteggiamento del Governo che, da un lato lavora al nuovo Conto Energia e dall’altro dichiara ripetutamente che l’opzione nucleare è una necessità?
GC. Non spetta a noi decidere quali debbano essere le politiche energetiche del Governo. Vero è che il settore sta scontando la mancanza delle linee guida nazionali in materia energetica a cui le regioni dovrebbero adeguarsi, anche in materia di fotovoltaico.
Entro il 30 giugno 2010 gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione europea il loro piano d’azione nazionale, definendo obiettivi vincolanti relativi alla quota di fonti d’energia rinnovabili in modo da stabilire regole chiare. Una recente decisione della Commissione ha definitivamente adottato un modello per i piani d’azione nazionali in materia di energia rinnovabile, modello che viene proposto come format di riferimento utile all’elaborazione del piano d’azione nazionale e alla predisposizione e trasmissione della strategia scelta per raggiungere gli obiettivi al 2020. L’obiettivo del modello adottato non è solo quello di garantire la congruità dei piani d’azione nazionali, definendo l’entità del loro contributo all’azione europea, ma anche permettere raffronti per un approccio strategico. In conformità alla direttiva, gli Stati membri sono tenuti a presentare una prima relazione entro il 31 dicembre 2011 e, successivamente, a scadenza biennale. Dal canto suo, la Commissione deve presentare una prima relazione elaborata sulla base delle relazioni nazionali nel 2012 e poi ogni due anni. Per l’Italia però, senza l’adozione dei piani regionali, il rischio è che la compilazione di questo formulario resti scollegata dal contesto internazionale poiché, come noto, le regioni hanno di fatto il controllo delle autorizzazioni uniche.

Ingegneri. Le ultime stime del GSE rivelano che nel 2008 sono stati prodotti 58.000 GWh da fonti rinnovabili. Ciò che colpisce è che la quota parte proveniente da fotovoltaico è minima (sotto l’1%, sempre secondo i dati GSE). Come valuta questo dato?
GC. Contando che il fotovoltaico è, in un qualche modo, l’ultimo nato della famiglia delle rinnovabili, penso sia comunque positivo. Mi spiace però che lo sviluppo del nostro settore sia ancora a macchia di leopardo a causa dei problemi legati alle difficoltà di allacciamento degli impianti alla rete e, come detto, alla burocrazia.
La connessione alla rete è governata da un regolamento stabilito dall’Autorità per l’energia che dovrebbe fissare tempi certi. In caso di inadempienza da parte di chi deve garantire gli allacciamenti degli impianti alla rete è prevista una penale di 20 euro per ogni giorno di ritardo. Si tratta però di una presa in giro perché la penale andrebbe calcolata in proporzione ai danni subiti dagli utenti per la mancata produzione e non su una tariffa fissa e irrisoria. Solo con questo criterio di proporzionalità rispetto al danno arrecato si può ipotizzare che il sistema delle connessioni alla rete venga ripensato in maniera più congrua.

Ingegneri. Lo sviluppo del fotovoltaico non conosce sosta. A quando avremo, secondo lei, la Grid Parity? Su cosa lavorerete nel prossimo futuro?
GC. Il fotovoltaico è un mercato ancora relativamente giovane e solo l’economia di scala e l’esperienza consentono l’abbassamento dei prezzi. Secondo uno studio della Boston Consulting Group ogni raddoppio di produzione dei moduli determina l’abbassamento dei prezzi. Per questo chiediamo che il nuovo conto energia possa garantire la continuità della crescita del mercato nei 5 anni successivi al 2011. Questo consentirà un ulteriore graduale decremento dei costi di impianto già con la tecnologia esistente, ma soprattutto potrà giustificare gli investimenti delle aziende nella nuova tecnologia. Sarà quest’ultima che potrà farci fare il salto dei costi per arrivare alla Grid Parity nel quinquennio ancora successivo. È per questo che come Assosolare sosteniamo un abbassamento della tariffa più graduale nei prossimi 5 anni e poi il salto della tariffa, quando la nuova tecnologia sarà pronta per prendere il posto di quella attuale.
Secondo il Politecnico di Milano la Grid Parity verrà verosimilmente raggiunta in Italia tra il 2015 e il 2018, in base al segmento di mercato. Il 2015 rappresenta il momento in cui l’obiettivo sarà conseguito nel segmento industriale; il 2016 in quello domestico e il 2018 nel comparto delle centrali a terra. Stima che, secondo Assosolare, è un elemento determinante per le scelte del Governo in merito all’allineamento degli “obiettivi nazionali e potenziali”.
Il tema dei costi, dei benefici economici e ambientali del fotovoltaico e, lo sviluppo e l’adeguamento della rete, saranno le azioni future su cui svilupperemo la nostra attività. Le semplificazioni normative, ad esempio l’ICI sugli impianti, saranno tra le altre attività che porteremo avanti, così come il dialogo con le Istituzioni locali per costruire un panel di alleati con cui collaborare nei prossimi anni.

A cura di Mauro Ferrarini


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