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Il Paradosso del Termostato, ovvero: "A volte la tecnica non basta"

Il Paradosso del Termostato, ovvero:

A volte la tecnica non basta, e occorrono anche l’informazione e la conoscenza. Proponiamo ai nostri lettori “il paradosso del termostato”, una riflessione sulla constatazione che vi sono casi nei quali le innovazioni tecnologiche sul fronte del risparmio energetico rischiano di aumentare i consumi invece di ridurli. L’articolo, firmato dal professor Giuliano Dall’O’ del Politecnico di Milano, è tratto dal numero di novembre della newsletter CTInforma del Comitato termotecnico italiano.
Chiave del paradosso è la conoscenza e l’informazione all’utente finale. In altre parole, per vincere la sfida del risparmio energetico occorre mettere in campo tra le diverse armi anche quella dell’informazione e del coinvolgimento degli utenti. Buona lettura!

 

Giorni fa mi è capitato di leggere un articolo interessante nella prestigiosa rivista E-nergy and Environment dal titolo How people use thermostats in home. Confesso che mi sono avvicinato all’articolo più per curiosità, per capire come da un oggetto in fondo comune come il termostato si potessero trarre delle speculazioni scientifiche.

 

L’articolo riportava i risultati di studi, svolti negli USA, che avevano l’obiettivo di quan-tificare il miglioramento prestazionale generato dal termostato rispetto ad una regolazione manuale on-off. Avrei dato per scontato una vittoria netta del termostato, invece non è così: chi usa il termostato consuma addirittura più energia rispetto a chi accende e spegne l’impianto di climatizzazione a mano.

 

Può sembrare un paradosso, eppure gli autori sono riusciti a dare una spiegazione lo-gica: la colpa non è del termostato in sé, ma del fatto che chi lo usa, mediamente, lo utilizza male al punto da generare un maggior consumo di energia.

 

Io credo che si debba fare una riflessione: da un lato la tecnologia avanza, e quello che viene banalmente chiamato ancora termostato è da tempo un oggetto potente in grado di svolgere funzioni impensabili fino a pochi anni fa; dall’altro ci sono gli utenti che, evidentemente, non riescono a gestire tutta questa tecnologia.

 

E il risultato è che tale tecnologia risulta inefficace, per non dire dannosa. Il pensiero non può che andare agli edifici che saranno realizzati a partire dal 2020, edifici a energia quasi zero nei quali però gli impianti ci saranno e con buona probabilità sarà anche implementata la building automation.

 

Edifici che teoricamente consumeranno poco, quasi nulla, ma che nella pratica consumeranno una parte cospicua di energia inversamente proporzionale rispetto alle competenze dell’utente.

 

Dal punto di vista teorico i conti tornano, dal punto di visita pratico no. E visto che l’energia consumata deve essere importata, il problema dell’efficienza energetica na-zionale non lo si risolve davvero se ci si dimentica dell’utente e non ci si impegna, fin da ora, a spiegargli come usare al meglio i suoi impianti.

 


Mi capita di effettuare dei monitoraggi di edifici ad alte prestazioni che comprendono non solo la contabilizzazione dei consumi, ma la rilevazione dei profili delle temperature interne per periodi definiti.

 

Negli edifici di classe energetica alta, mi riferisco alla classe A, le prestazioni in condizioni standard - quelle utilizzate per effettuare il calcolo ai fini della certificazione e-nergetica - in genere vengono rispettate mentre i consumi reali, mantenendo temperature interne di 23, 24 e a volte 25°C, sono notevolmente superiori rispetto a quelli teorici.

 

È ovvio che tutto è relativo, e l’utente che vive in un edifici a elevate prestazioni consuma, comunque, molto meno rispetto a quello che vive in un edificio esistente, tuttavia l’utente dovrebbe essere istruito in modo opportuno perché gli sforzi non va-dano in parte sprecati.

 

Nella legge 3/2011 la Regione Lombardia ha introdotto l’obbligo di installare sistemi di regolazione e contabilizzazione individuale in tutti gli edifici, anche se non è stato sostituito il generatore di calore.

 

Si tratta della “forzatura” sostanzialmente corretta che produrrà dei risultati positivi se sarà gestita in modo adeguato da parte degli operatori. Installare una valvola termo-statica forse non basta: sarà utile revisionare il circuito, il sistema di pompaggio e veri-ficare il generatore di calore. Una buona occasione per migliorare la qualità energetica dell’impianto e per ridurre in modo considerevole i consumi.

 

Ma un’occasione in parte sprecata se agli utenti non si trasmetteranno le istruzioni per gestire in modo consapevole l’impianto. Una volta che gli strumenti ci sono, è con la comunicazione e l’informazione che si riesce a dare un valore “energetico” alla conoscenza.

 

Di Giuliano Dall’O’, Politecnico di Milano, presidente SC 1 CTI (articolo tratto dal numero di novembre 2011 della newsletter CTInforma)

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1 commenti per "Il Paradosso del Termostato, ovvero: "A volte la tecnica non basta"", lascia anche il tuo

  1. Ing. Luigi Marsoni il 08/04/2012 20:54 Le considerazioni sembrano banali, mentre sono importantissime. Gestisco nei condomini sistemi termici a vario livello di termoregolazione e contabilizzazione ed ho fatto esattamente le stesse osservazioni del prof. Giuliano Dall?O?.Noi stessi non siamo stati educati ed informati a cogliere le opportunità che permettono i sistemi collettivi termici. Sarebbe bene che le esperienze fossero convogliate e diffuse largamente al pubblico, che normalmente apprezza solo quanto favorisce l'individualità. Solo in questo modo si potrebbe dare impulso a situazioni produttive e virtuose per il risparmio energetico, rendendo credibile quanto ora viene visto come costrizione inutile (obbligo di installare sistemi di regolazione e contabilizzazione individuale in tutti gli edifici, anche se non è stato sostituito il generatore di calore). In questo modo si potranno produrre ulteriori accelerazioni nell'adozione di procedure, mezzi e modi per la gestione dell'energia termica.
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