Norme antisismiche ‘burocratiche’ nel mirino degli Ingegneri di Modena
Gli Ingegneri di Modena dichiarano guerra alla troppa burocrazia e all’eccessivo formalismo con cui vengono applicate le norme regionali per la riduzione del rischio sismico, e lo fanno con un durissimo comunicato, diffuso la scorsa settimana, in cui denunciano “un’intransigenza interpretativa da parte dei burocrati locali”.
Secondo l’Ordine degli ingegneri della Provincia di Modena, infatti, l’applicazione rigorosamente formale della legge regionale dell’Emilia Romagna 19/2008 sulla riduzione del rischio sismico ha, di fatto, “moltiplicato gli adempimenti burocratici necessari agli interventi edilizi senza intervenire sulla qualità dei progetti e senza tener conto della competenza dei progettisti” (leggi anche Riparte la proliferazione normativa: il progetto di legge sul controllo del settore edilizio in Emilia-Romagna).
E proprio sulle competenze professionali gli ingegneri emiliani non ci stanno a prendere lezioni da Comune e Provincia. “Addirittura”, afferma l’ing. Adriano Vandelli, vicepresidente dell’Ordine, “sono stati introdotti elementi aggiuntivi, come le numerose asseverazioni necessarie per ogni progetto che, oltre a complicare le cose, mortificano il lavoro svolto dai professionisti perché non ne riconoscono la competenze”. Insomma, una situazione che richiama il famosissimo e burocratico ‘Lasciapassare A38’ protagonista di un celebre episodio di Asterix!
Quattro ingegneri? Non bastano
Nella pratica, puntualizza l’Ordine di Modena, si è arrivati al punto per cui, a garantire la sicurezza di un fabbricato, non basta l’intervento di ben quattro ingegneri nella filiera di progettazione e realizzazione (progettista, direttore dei lavori, calcolatore strutturale e collaudatore), ma se ne prevede un quinto - magari privo di esperienza – chiamato a compiere un semplice controllo formale (ma decisivo per far partire l’intervento).
Ma la sicurezza dove la mettiamo?
“Voglio precisare che la nostra richiesta non significa abbassare la guardia nei confronti del rischio sismico”, interviene Pietro Balugani, presidente dell’Ordine di Modena. “È del tutto evidente che gli ingegneri, primi fra tutti, siano interessati ad impegnarsi per la riduzione dei rischi in quanto rappresenta un loro preciso dovere”.
Secondo Balugani, invece, è proprio la complessità delle norme antisismiche regionali che - anziché tradursi in maggior sicurezza per i cittadini - si stanno rivelando solo un inutile fardello di adempimenti burocratici, con conseguente aggravio di costi e allungamento dei tempi di realizzazione.
Le critiche
Ma nello specifico, quali sono i punti principali messi in discussione dagli Ingegneri di Modena?
Tra i punti maggiormente criticati c’è l’obbligo, per ogni lavoro di ristrutturazione, di eseguire l’adeguamento dell’intero edificio alle nuove norme antisismiche, cosa quasi mai possibile per come sono strutturate e interpretate le nuove norme. Addirittura, denunciano gli ingegneri modenesi, sono stati introdotti elementi aggiuntivi, come le numerose asseverazioni necessarie per ogni progetto.
Altro punto dolente è il fatto che venga totalmente disatteso il termine di 60 giorni stabilito dalla legge per il rilascio del permesso a costruire: si deve ripartire da zero ogni volta che viene richiesta un’integrazione al progetto, dilatando così i tempi a dismisura.
“Il risultato di questa esasperazione burocratica è paradossale”, conclude Balugani, “i cittadini non possono ampliare od adeguare le proprie abitazioni alle norme vigenti, le imprese di costruzioni non lavorano ed i professionisti devono passare intere giornate a compilare scartoffie e portarle in giro per i vari uffici pubblici” (leggi anche Pianificazione e governo del territorio: la rassegnazione dei professionisti).
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