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Dal Centro Studi CNI: le nuove sfide per gli Ingegneri del 2020

Dal Centro Studi CNI: le nuove sfide per gli Ingegneri del 2020

Efficienza energetica, Fonti rinnovabili e Mobilità sostenibili. Saranno queste le sfide principali per gli ingegneri da qui al 2020. Per fornire un quadro preciso della situazione attuale e degli sviluppi futuri, il Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha elaborato uno studio dal titolo Ingegneri 2020: le nuove sfide professionali nelle energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità sostenibile, del quale, come consuetudine, anticipiamo la sintesi del presidente del Centro Studi CNI, ing. Romeo La Pietra.

 

Tra i fattori in grado di condizionare le prospettive occupazionali degli ingegneri Italiani nel corso dei prossimi dieci anni peseranno certamente anche le scelte strategiche nazionali sull’energia che in questi mesi si vanno delineando.

 

Il nostro Paese anche sulla base di precise direttive europee sta ridefinendo i propri indirizzi energetici mirando, infatti, a ridurre i consumi energetici e la dipendenza dai combustibili fossili (senza rinunciare alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico), e promuovere filiere tecnologiche innovative anche al fine di tutelare l’ambiente (riducendo le emissioni inquinanti e climalteranti).

 

Tali obiettivi, alla luce dell’abbandono (momentaneo?) del piano nucleare, dovranno necessariamente declinarsi nei prossimi anni all’interno delle due uniche opzioni possibili rimaste nell’ambito del nuovo mix energetico sostenibile: sviluppo delle fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

 

Nel percorso verso un sistema energetico più sostenibile l’Italia dovrà rispettare prima di tutto la strategia concordata a livello europeo: il cosiddetto “Pacchetto europeo 20-20-20”, nell’ambito del piano “Europa 2020” contenuto nella direttiva 2009/28/CE per la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e per l’abbattimento delle emissioni di CO2.

 

Sulla base delle indicazioni europee, l’Italia si è impegnata, entro la fine di questo decennio, a raggiungere un livello di consumo finale di energia attribuibile alle fonti rinnovabili (elettricità, calore, trasporti) almeno pari al 17% dei consumi finali totali di energia primaria, nonché a realizzare virtuose strategie di consumo finalizzate all’efficienza energetica, per arrivare a un risparmio di energia primaria pari al 13,4%.

 

Anche i nuovi indirizzi europei sulla mobilità sostenibile produrranno effetti tangibili. Oltre al percorso di lungo periodo che l’Europa ha recentemente tracciato con il Libro Bianco sui trasporti, destinato a modificare profondamente da qui al 2050 anche i consumi e tecnologie di trasporto, il piano europeo per il 2020 prevede impegni di medio periodo per il nostro paese a partire dalla quota di consumi finali di energia nei trasporti da attribuire alle fonti rinnovabili, in misura almeno pari al 10% dei consumi finali totali di energia primaria.

 

Non vi è dubbio che per gli ingegneri Italiani i profondi processi di cambiamento in atto, in direzione di una economia e di un assetto energetico più sostenibile, siano destinati a produrre un forte impatto occupazionale anche in termini di riaggiornamento delle competenze.

 

Nuove filiere produttive e nuovi approcci sostenibili tenderanno ad alimentare una nuova domanda di occupazione qualificata di tipo ingegneristico che si distribuirà lungo tutte le nuove filiere delle fonti energetiche rinnovabili, dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile all’interno di un nuovo scenario di produzione e consumo di energia a bassa emissione di CO2.

 

Ed è questo il motivo per cui il Centro studi del CNI, con il supporto della società di ricerche Ares 2.0, propone una stima delle possibili ricadute occupazionali sul sistema professionale degli ingegneri che derivano dagli interventi relativi alle Fonti energetiche rinnovabili (FER), all’Efficienza energetica e alla Mobilità sostenibile.

 

Occorre, in primo luogo, evidenziare che la questione delle prospettive occupazionali per gli ingegneri è quanto mai aperta per tre ordini di ragioni:
1. con l’abbandono del piano energetico nucleare per effetto del recente referendum, occorrerà capire nei prossimi mesi quali effetti per l’Italia si produrranno in termini di ridefinizione degli obiettivi di produzione e consumo di energia sostenibile e di risparmio energetico già fissati dal nostro paese.
2. L’analisi sull’impatto occupazionale sul sistema professionale parte da stime occupazionali nei vari ambiti della sostenibilità al 2020 basate sul raggiungimento degli obiettivi obbligatori di miglioramento energetico ed emissivo fissati nel Pacchetto europeo 20-20-20.
3. L’impatto occupazionale complessivo dello sviluppo dei nuovi sistemi FER, dell’Efficienza energetica e della Mobilità sostenibile risentirà della capacità del sistema paese di governare e condurre i processi di innovazione.

 

Per prospettare possibili scenari occupazionali occorre dunque capire in che termini il sistema produttivo nazionale, fermi restando i vincoli degli incentivi, saprà adattarsi alle specifiche tecnologie sia del risparmio energetico che delle fonti energetiche rinnovabili, tenendo conto che, nell’ambito della filiera produttiva e distributiva, le imprese italiane potranno inserirsi anche nelle fasi di Ricerca & Sviluppo, Progettazione e Produzione oltre che, a valle, nelle fasi di commercializzazione, gestione delle procedure amministrative, installazione, gestione e manutenzione.

 

In questa prospettiva il peso occupazionale degli ingegneri rispetto alle previsioni occupazionali risentirà necessariamente del modello produttivo verso cui si indirizzerà, nel corso degli anni, il sistema delle imprese FER, dell’Efficienza energetica e della Mobilità sostenibile e dalle ipotesi rispetto a quale livello della catena del valore, per ciascuna tecnologia, si potrà collocare l’industria Italiana.

 

Le scelte produttive e il posizionamento delle imprese operanti in Italia determineranno, dunque, oltre al numero, anche la qualità della nuova occupazione, obiettivamente diversa se costituita da installatori o da progettisti e ricercatori che sviluppano le nuove tecnologie per il risparmio e l’efficienza energetica.

 


Risulta evidente, allora, che più le imprese italiane saranno in grado di valorizzare le capacità e le competenze degli ingegneri, più saranno in grado di posizionarsi sulla parte alta della filiera produttiva.

 

In altre parole la crescita nazionale della green economy in ambito energetico e della mobilità dipenderà dalla capacità del sistema delle imprese di creare occasioni per il sistema professionale degli ingegneri, vero volano di tutto il sistema produttivo dell’innovazione e fattore determinante per la crescita propulsiva dell’occupazione nel campo delle nuove tecnologie verdi.

 

Nello scenario più favorevole, peraltro condiviso da diversi osservatori, nel caso di posizionamento dell’industria italiana lungo tutta la filiera produttiva a partire dalla ricerca e progettazione, le stime indicano un potenziale di occupazione di circa 250.000 unità lavorative nel 2020 nelle FER a cui si aggiungeranno altri 800 mila occupati nei due comparti dell’Efficienza energetica (600.000 occupati) e della Mobilità sostenibile (200.000).

 

Rispetto a questo scenario occupazionale la domanda di nuovi ingegneri potrebbe oscillare da minimo di poco meno di 20.000 unità al 2020 (ipotesi conservativa, rispetto alla quale non si modificano cioè i modelli di produzione e non si intensifica l’apporto di capitale umano qualificato nelle diverse industrie interessate rispetto ai livelli attuali), ad un massimo di circa 40.000 unità di nuovi assunti, derivante, in questo caso, da una trasformazione di parte della attuale domanda di tecnici diplomati, in domanda a più elevata specializzazione e quindi in domanda di ingegneri, per effetto di un salto tecnologico intrapreso dal sistema produttivo nazionale.

 

Questa valutazione è stata effettuata prendendo a riferimento l’incidenza attuale degli ingegneri e quella dei tecnici diplomati sul totale degli occupati nei settori di riferimento di ciascuna nuova tecnologia “verde” e quindi nei settori della produzione e distribuzione di energia elettrica, del manifatturiero, dell’automotive, dell’industria meccanica ed elettromeccanica, sulla base della Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro Istat riferita alla media 2010.

 

La distribuzione degli impatti occupazionali evidenzia come la green economy produca un effetto occupazionale complessivo maggiore in quei settori dove l’Italia ha una significativa quota di mercato, in particolare nei settori delle tecnologie di Efficienza energetica e loro componenti, cioè la meccanica, elettromeccanica, termoidraulica, materiali per l’isolamento edifici (chimica e plastiche) ed edilizia, veicoli di trasporto su strada rotaia e nave e nei settori delle rinnovabili termiche dove l’Italia detiene quote significative (pompe di calore elettriche e a gas, solare termico, biogas da digestione anaerobica, piccole caldaie a biomasse).

 

Per quanto riguarda l’impatto sugli ingegneri occorre osservare, invece, che gli effetti maggiori sembrerebbero però emergere soprattutto in quei settori più innovativi FER, atteso che l’incidenza attuale delle professioni ingegneristiche pesa maggiormente in quei comparti della produzione e distribuzione di energia elettrica ai quali le FER appartengono piuttosto che in generale nel manifatturiero ancorché specializzato.

 

Va, tuttavia, osservato che l’industria manifatturiera italiana, per competere nell’ambito della produzione di tecnologie ad alta efficienza energetica e quindi per produrre i massimi impatti occupazionali, dovrà necessariamente evolvere in direzione di una continua qualificazione di prodotto e processo guidata dall’innovazione tecnologica e che questa condizione potrà verificarsi se e solo se la componente ingegneristica dell’occupazione sarà valorizzata e incrementata.

 

Vale la pena osservare dunque, che, stanti le ipotesi iniziali che vedrebbero la massima occupazione nel caso di pieno controllo dell’intera filiera produttiva da parte delle imprese operanti in Italia, questa stessa circostanza implicherebbe anche una crescita della componente di ricerca e sviluppo e progettazione per ciascun comparto, con un impatto maggiore proprio in quei settori dove la componente ingegneristica pesa di meno, col risultato di spostare la domanda di ingegneri più verso l’ipotesi massima che verso l’ipotesi minima.

 

Al di là del dimensionamento lo studio ha evidenziato, in particolare per le principali tecnologie FER, i nuovi ambiti professionali entro cui potrebbero collocarsi le figure ingegneristiche che andranno ad impattare il settore.

 

L’indagine, infatti, da un lato ha riclassificato i profili emergenti nei nuovi comparti FER in funzione della capacità di attrarre competenze ingegneristiche, individuando 23 nuove professioni per gli ingegneri, dall’altro ha evidenziato anche il peso crescente di professionalità tecniche previste ad oggi per i diplomati rispetto alle quali, però, il salto tecnologico e la competizione crescente sospingerebbero verso una crescita della domanda di competenze aprendo a nuove opportunità anche per i laureati in ingegneria individuando così altri 8 diversi profili professionali per diplomati da considerare in transizione verso una domanda di laureati in Ingegneria, arrivando così a coinvolgere 31 nuovi profili ingegneristici.

 

Articolo dell’ing. Romeo La Pietra

 

Scarica lo studio completo

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