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Domenico Perrini, presidente dell’Ordine di Bari: “Sì agli Ingegneri, No ai Super Specialisti”

Domenico Perrini, presidente dell’Ordine di Bari: “Sì agli Ingegneri, No ai Super Specialisti”

Sono oltre 1.200 i professionisti attesi a Bari, nella prestigiosa cornice del Teatro Petruzzelli, per il congresso nazionale degli ingegneri, giunto quest’anno all’appuntamento numero 56. L’evento principe per la professione si svolgerà dal 7 al 9 settembre 2011, tornando negli splendidi territori pugliesi dopo un’assenza durata oltre cinquant’anni, per continuare a tenere alto e vivo il dibattito sulla figura e sul ruolo dell’ingegnere nella nostra società.

Ingegneri ha incontrato il “padrone di casa”, l’ing. Domenico Perrini, presidente del Consiglio degli ingegneri della Provincia di Bari, per parlare con lui di questo avvenimento e per tracciare orizzonti e opportunità che si delineano nel futuro dell’ingegneria italiana.

Ingegneri. Presidente, la prima domanda è d’obbligo dedicarla al prossimo congresso nazionale. Quali saranno i temi centrali che andrete a dibattere a settembre?
Domenico Perrini. Il tema centrale che animerà il congresso è sintetizzato dal titolo Più Ingegneria nel futuro dell’Italia. Per la prima volta il dibattito si declinerà nei tre settori principali in cui convenzionalmente si divide l’ingegneria nel nostro Paese: il Settore civile e ambientale, il Settore industriale e quello dell’Informazione.

Ingegneri. Una recente analisi del Centro studi del CNI ha messo in luce due aspetti particolari della professione e della figura dell’ingegnere. Da un lato, anche se l’occupazione tiene, i giovani ingegneri hanno un livello retributivo (a un anno e a cinque dal conseguimento della laurea) nettamente più basso dei colleghi stranieri. Dall’altro si sancisce il fallimento del percorso accademico di ciclo breve (laurea) poco apprezzato dal sistema produttivo. Come giudica questi due dati?
DP. Sulla questione dei livelli retributivi purtroppo stiamo assistendo a un progressivo impoverimento della intera categoria iniziata con l’abolizione dei minimi tariffari, introdotta dal Decreto Bersani, che ha provocato situazioni al limite della sostenibilità. I primi a fare le spese di questo stato di cose sono, purtroppo, i giovani che si affacciano alla professione. Pensiamo a un giovane ingegnere impiegato in uno studio professionale costretto a lavorare in un mercato dove i ribassi raggiungono livelli del 70% o addirittura del 80%. È’ chiaro che in queste condizioni non solo non ci sono margini per guadagnare, ma spesso si è costretti a prestare la propria opera senza alcun corrispettivo al solo fine di mantenere in piedi la struttura sperando in tempi migliori.

Ingegneri. E sul tema dell’istruzione degli ingegneri?
DP. Altro tasto dolente! L’introduzione del ciclo di laurea breve, il cosiddetto ‘ingegnere iunior’, ha generato una sostanziale riduzione della preparazione finale dell’ingegnere magistrale, quello per intenderci che ottiene la laurea dopo avere completato l’intero ciclo di studi di cinque anni. Insomma, possiamo parlare di un dramma del 3+2.

Ingegneri. Addirittura!
DP. Il vero dramma del 3+2 non riguarda tanto i laureati ‘brevi’, ma quelli magistrali. La figura dell’ingegnere triennale era stata concepita come una risposta alla domanda proveniente dal mondo dell’industria. Purtroppo si è verificato in questi anni un sostanziale disinteresse da parte del mondo delle imprese a questo tipo di profilo professionale. I giovani in possesso di laurea breve si sono dunque messi sul mercato della libera professione, cercando di compensare alla mancanza di offerta da parte dei soggetti che avrebbero dovuto assorbirli nel mondo del lavoro.

Ingegneri. E che c’entrano i laureati magistrali?



DP. Allo stato attuale la preparazione finale del laureato magistrale è diventata più carente rispetto al passato. Ora, infatti, dopo il triennio, il giovane che vuole proseguire nel percorso di studi deve subire una sorta di ‘pit stop’ forzato per superare lo scoglio della laurea triennale, distogliendo tempo e attenzione alla formazione classica dell’ingegnere.
Va inoltre aggiunto che il profilo di professionista frutto del nuovo percorso accademico risulta fortemente “caratterizzato”, in un sistema socioculturale che non è ancora pronto a recepire professionalità altamente specializzate tipiche delle società anglosassoni; l’ingegnere ha perso quelle caratteristiche di duttilità, di capacità di visione d’insieme e di coordinamento che erano proprie degli ingegneri laureati 10-15 anni fa e che ne rappresentavano il vero valore aggiunto.

Ingegneri. A giugno dell’anno scorso gli ingegneri della Puglia hanno incassato un’importante vittoria con la sentenza del T.A.R. che respingeva la decisione della Regione di istituire un albo dei certificatori con relativo esame da superare per poter essere abilitati a effettuare la certificazione energetica. Hanno seguito il vostro esempio anche i colleghi marchigiani.
Che sviluppi ci sono stati?
DP. La nostra è stata un’iniziativa che non poteva non essere portata avanti; come è possibile non considerare che la formazione di un ingegnere è ben diversa da quella di altri tecnici che la norma prevedeva dovessero fare identico percorso professionalizzante per accedere all’albo dei certificatori ambientali e/o energetici. Dopo la sentenza è di tutta evidenza che l’Ordine si è assunto ogni responsabilità a garanzia della correttezza di compilazione degli atti da parte dei propri iscritti. Ci si aspetta che la Regione istituisca quanto prima un catasto delle certificazioni a disposizione della collettività e quindi anche degli Ordini Professionali per agevolarne l’azione.
Come Istituzione vigileremo con il massimo rigore acchè gli Ingegneri svolgano le proprie prestazioni, questa compresa, con perizia e professionalità, e ad intervenire con severità in caso di comportamenti non corretti.

Ingegneri. Parliamo di Norme tecniche per le costruzioni: “La differenza sostanziale tra gli ingegneri italiani e il resto d’Europa è che le nostre difficoltà nascono da una normativa, le Norme tecniche per le costruzioni, che è di fatto parallela a un corpus tecnico ben più esteso e, soprattutto, collaudato: quello degli Eurocodici”. Questa è il pensiero dell’ing. Pierpaolo Cicchiello, esperto della nostra rivista in ingegneria strutturale e antisismica. Lei condivide le sue parole?
DP. Concordo pienamente con l’opinione espressa dall’ing. Cicchiello. D’altra parte la motivazione originariamente attribuita al non recepimento degli eurocodici da parte della legislazione italiana (mancata validazione della traduzione in lingua italiana) risulta piuttosto risibile; sembra più credibile attribuire la causa alla capacità di “convincimento” delle softwarehouse, che nella mancata chiarezza normativa e nelle successive modifiche ed adattamenti trovano linfa per giustificare gli aggiornamenti.

Note
1. L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero 5-7/2011 del tabloid Ingegneri nello speciale dedicato al Congresso nazionale degli ingegneri

A cura di Mauro Ferrarini

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10 commenti per "Domenico Perrini, presidente dell’Ordine di Bari: “Sì agli Ingegneri, No ai Super Specialisti”", lascia anche il tuo

  1. Nevio Del Monico il 13/06/2011 10:24 Per quanto concerne le "specializzazioni", (non tutte, ovviamente) ci siamo sentiti confortati dall'aver verificato che, prima di noi, qualcuno ben più importante, così si esprimeva: " Non è sufficiente che all'uomo venga insegnato un lavoro specializzato. Può darsi che con quello egli divenga una specie di utile macchina, non una personalità armoniosamente sviluppata. E' essenziale invece che lo studente impari a comprendere e sentire vivamente i valori. Egli deve acquistare un vivo senso del bello e del bene morale. Egli deve imparare a comprendere quali siano le forze motrici che agiscono sugli esseri umani, le loro illusioni e le loro sofferenze, al fine di acquistare un giusto senso dei rapporti con i singoli individui e la comunità." A.Einstein
  2. Francesco Ambrosio il 13/06/2011 13:50 verissimo e aggiungerei che una volta laureati per verificare il grado di apprendimento vale l'altro aforisma di Einstein: "Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna"
  3. Elis il 14/06/2011 16:57 Anche se faccio parte degli specialisti sono pienamente d\'accordo. L\'unica cosa buona da tenere di questa riforma è la possibilità di fare tanti tirocini che danno la possibilità di crearsi un buon CV, con esperienze concrete, da poter spendere nel futuro mondo del lavoro.
  4. Tone il 16/06/2011 13:47 Tirocini tipo non retribuiti? Non condivido. Credo che ognuno debba meritatamente essere retributo in base al lavoro eseguito. Penso poi che concordiate che il CV non é solo composto da Tirocini ma piuttosto da esperienze professionali. Concordo invece che il vecchio piani di studi (5 anni p(r)ezzo unico) aveva le sue caratteristiche positive.
  5. Stefano Barboni il 26/07/2011 15:36 E quando abbiamo bisogno di super specialisti chi chiamiamo ? I Cinesi sperando che lavorino agratis ? Purtroppo i superspecialisti cinesi si fanno pagare bene , e stanno diventando sempre di piu. Solo oggi ho avuto contatti con un ingegnere di Taiwan da cui compriamo un sistema di visione . Lo dobbiamo comprare da loro perche da noi 1) non ci sono gli specialisti e 2) le nostre aziende sono al tracollo a forza di pagare tasse. Risultato : da costruttori diventiamo distributori . Bel quadretto vero ?
  6. Vincenzo il 26/07/2011 15:37 Io ho fatto per anni il rappresentante degli studenti di Ingegneria a Bologna. Fierissimo di esseere parte del vecchio ordinamento, ci opponemmo moltissimo alla riforma che avrebbe trasformato l'Università in un esamificio. Fu fatta per motivi economici e di immagine (media di laurea nel settore ITC oltre un terzosi laureava in 8,33 anni). La riforma avrebbe avuto senso se ci fosse stata vera integrazione fra il mondo accademico e quello del lavoro cosa che nel mercato italiano non avviene. Se si vogliono creare dei super specialisti almeno gli si forniscano strumenti realmente spendibili nel mondo del lavoro, i concetti appresi sono spesso confinati ad uno studio accademico con pochi punti di contatto con il mondo reale e quando arrivano in azienda i ragazzi non conoscono praticamente nessuna tecnologia o strumento del mondo reale. Ed ecco che gli si offrono contratti di apprendistato o stage spesso poco remunerativi, e comunque anche dopo anni vedo che spesso mancano delle capacità che io reputo fondamentali nel mondo del lavoro cioè di modellazione, problem solving, organizzazione e coordinamento di progetti.
  7. Stefano Barboni il 26/07/2011 15:54 Il mio intervento non voleva difendere un ordinamento piuttosto che un altro. So benissimo che le modifiche agli ordinamento sono fatti per tutto fuorche per motivi di far emergere eccellenze. Volevo solo dire che , premessa una base diciamo decente , che spesso manca , occorre comunque specializzarsi. Insomma , bisogna diventare esperti e non rimanere dei tuttologi con scarsa specializzazione per essere competitivi verso altre nazioni dove ci sono ben altri investimenti sulla ricerca e sulla formazione. Anch'io sono della vecchia formazione , e questo , ad esempio , mi ha permesso di lavorare in un controllo motori avendo di base nozioni sufficienti di elettrotecnica e macchine elettriche pur essendo io un elettronico.
  8. Giuseppe il 26/07/2011 16:00 Sono un ingegnere stagionato (laurea nel 67) e a quei tempi forse c'era ancora una preparazione trasversale che arrivava fino a metà circa del 3° anno, poi ci si specializzava. La specializzazione adesso è molto più marcata come impone la tecnologia, ma mi sento sempre dire che quello che si apprezzava maggiormente in un ingegnere italiano era la forte preparazione di base, che gli permetteva di affrontare qualsiasi tipo di problema. La carenza di una solida preparazione di base rende poi la superspecializzazione un castello di sabbia. Forse abbiamo buttato via il bambino con l'acqua sporca.
  9. Tone il 27/07/2011 08:34 Concordo con Giuseppe. Ma per rimanere in tema; non é forse la figura dell'Ingegnere intrinsecamente legata alla conoscenza di base? Non é l'Ingegnere la figura dedita alla modellazione di soluzioni per problemi "oscuri" (in termini formali), e dei problemi stessi ? Per dire : bisogna essere un Ingegnere per utilizzare un attrezzo?
  10. Aldo il 23/08/2011 08:58 Non avete capito niente in italia, ci sono figure professionali che non vengono tutelate come l'ingegnere iunior. Perché fare una nuova riforma? Aggiustare quello che si è creato non è giusto o non conviene ai fini politici? Poi con le lauree specialistiche si fanno 2 tesi e 2 tirocini si usano programmi specifici...ecc Il laureato specialista è una bomba
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