Decreto rinnovabili. E alla fine Napolitano ha firmato
Era nell’aria. Nonostante le proteste, le denunce di incostituzionalità, il decreto sulle energie rinnovabili è stato firmato dal presidente Napolitano. La questione è però ancora tutt’altro che definita, poiché rimangono molti aspetti critici da risolvere. In primis la definizione degli incentivi al fotovoltaico e alle altre fonti di energia rinnovabili e la gestione dei finanziamenti già in corso.
“Con questo decreto abbiamo finalmente dato inizio ad una stabilizzazione del mercato dell’energia da fonti rinnovabili”, risponde soddisfatto il Ministro Romani, a proposito del dibattito intorno all’approvazione del decreto (leggi anche Decreto rinnovabili e fotovoltaico. I favorevoli e i contrari).
Sullo spauracchio del blocco degli investimenti nel fotovoltaico, il responsabile del dicastero dello sviluppo economico cerca di gettare acqua sul fuoco: “Nessun blocco degli investimenti: chi ha già investito è in grado di rispettare la scadenza di entrata in esercizio al 31 maggio e rientrerà come previsto negli incentivi previsti dal terzo conto energia; chi ha intenzione di investire, avrà con il decreto ministeriale di prossima emanazione, un quadro preciso di quote, parametri e livelli di incentivazione per un piano industriale dall’orizzonte finalmente ampio e non più limitato ad uno o due anni” (leggi anche Fotovoltaico e Rinnovabili. Il GIFI incontra il ministro).
Ferocissime le reazioni di tutto il mondo delle rinnovabili, che ritiene il decreto legislativo palesemente incostituzionale.
A lanciare un grido di quello che sta accadendo al mondo delle rinnovabili è Luca Fermo, responsabile produttori di Assosolare, Associazione Nazionale dell’Industria Fotovoltaica.
“Il primo dato da mettere in evidenza - spiega Fermo – riguarda le tariffe incentivanti, vengono dalla cassa della tariffa A3 che tutti noi paghiamo in bolletta: su circa 5.000 MW di impianti fotovoltaici le banche italiane hanno finanziato meno di un quinto di questi impianti, il resto sono di provenienza straniera e visto che i soldi per pagare il conto energia vengono dal prelievo sulle nostre bollette energetiche (5.60 %) non si capisce perché in un momento di crisi si debbano pagare soldi che, di fatto, vengono messi in tasca ai grossi fondi esteri.
Altro dato scandaloso è che vi è stato un vero e proprio assalto al fotovoltaico da parte del mondo politico omettendo un dato fondamentale: prelievo conto energia 21%; prelievo fonti assimilabili 31%. Ricordo che le fonti assimilabili sono fondi destinati, di fatto, ai petrolieri che notoriamente fanno del bene all’ambiente e sono bisognosi di risorse.
Perché nessuno dice la verità? Perche noi dobbiamo pagare gli scarti del petrolio con una cassa (A3) che dovrebbe renderci indipendenti dallo stesso?”
Ricordiamo che il decreto, in recepimento della direttiva europea sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, prevederà, a partire da giugno una nuova modulazione degli incentivi, ma solo per gli impianti messi in rete dopo il 31 maggio 2011 (vero è, però, che alcuni lavori sono già stati avviati e il collegamento alla rete arriverà dopo la fatidica data di maggio).
Altro punto di discussione riguarda i terreni agricoli, per i quali è stato fissato al 10% l'utilizzo massimo della superficie e a un MW la potenza. Tale regola, però, non vale se il campo agricolo è incolto da cinque o più anni.
La scure sui certificati verdi sarà solo del 22%, contro il 30% della prima bozza. Nella versione definitiva del decreto, a questo punto in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è sparito il tetto degli 8 GW di potenza installata incentivabile, superata la quale si sarebbe dato un colpo di spugna agli incentivi all’energia elettrica prodotta da fonti solari fotovoltaiche.
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