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Interpretazioni della gestione urbana

Interpretazioni della gestione urbana

Le tecniche del controllo gestionale e della valutazione strategica aziendale vengono sempre più spesso utilizzate come strumenti di governo per le funzioni delle aree metropolitane. La logica nettamente strumentale che tali approcci presentano va, però, applicata ai fenomeni territoriali con una certa cautela. Queste tecniche, infatti, sono state immaginate per valutare stati di cose comunemente omogenei e, quindi, se applicate allo studio delle dinamiche territoriali, si trovano spesso a dovere fare i conti con le interferenze multidisciplinari, che i fenomeni urbani presentano, anche se di tipo spiccatamente settoriale.

Nelle discipline aziendali, il termine gestione indica un’attività specifica e dai contorni circoscritti. Essa è riferibile a quel complesso di operazioni (combinazioni produttive) volte a fare funzionare in modo congiunto un qualsiasi insieme di apparati (artificiali o naturali) con i quali il soggetto economico si trova ad operare.

In tal senso, la gestione è parte di un insieme coordinato di azioni, che possono essere anche molto complesse e numerose ma che possiedono tutte con una ben individuabile funzionalità, dovendo essere predisposte e pensate in coerenza con le finalità espresse da un istituto aziendale (pubblico o privato) nell’ordine del suo funzionamento. Tutte le operazioni della gestione aziendale, quindi, presentano una natura dal carattere nettamente tecnocratico, sono ben definite per ruolo e funzione, coordinate con le altre articolazioni specialistiche che costituiscono il complesso dell’amministrazione di un’impresa – arrivando a definire la ben nota triade di funzioni-base dell’economia delle aziende di produzione: Gestione \ Organizzazione \ Rilevazione.

Inoltre, per propria natura, l’attività di gestione è una applicazione di tipo processuale, dinamica, temporalmente sviluppata; essa, cioè, articola nel tempo disposizioni e atti materiali volti a ottenere un risultato la cui prefigurazione appartiene al futuro ma che, nel momento in cui ne viene pensata la realizzazione e valutata la necessità, non esiste: l’attività di gestione è quindi una attività di accompagnamento al processo progettuale.

Negli ultimi anni abbiamo potuto assistere al sorgere di molti studi che interpretano in chiave di strategia aziendale anche la conduzione della città. L’interpretazione del governo urbano in termini di attività amministrativa aziendale, se da un lato può fornire utili schemi di lettura mirati ad estrarre dai fenomeni di trasformazione territoriale (specie se riferiti a temi specialistici) informazioni sul bilancio delle risorse in gioco e sui soggetti che se le contendono, dall’altro difficilmente può aspirare a fornire un modello di comportamento che vada oltre l’interpretazione di alcuni aspetti tecnici e settoriali.

La città, anche etimologicamente, è un’arena che ha natura spiccatamente politica, essa è cioè costruita grazie all’azione plurale e collettiva. Difficilmente possiamo ricondurre i fenomeni urbani a processi (come la gestione strategica d’azienda) di tipo razional-strumentale - con finalità ed obiettivi chiari ed espliciti, soggetti e protagonisti con ruolo ed identità ben definiti, mezzi e risorse combinati ed integrati nelle giuste ed utili proporzioni (come abbiamo invece l’illusione di avere quando si riduce l’intervento urbanistico ad un solo problema di disegno, trascurando la dimensione evolutiva, sempre possibilista, di ogni contesto territoriale).

La pluralità, mutevolezza, conflittualità e inter-scalarità delle dinamiche di vita ed uso del territorio pongono la necessità di essere interpretate in modo evolutivo ed aperto. I fenomeni urbani sono difficilmente riferibili in modo esclusivo ad una disciplina unificante, esauriente e matura come invece si presenta l’amministrazione d’azienda nella sua veste strumentale e nei suoi corollari valutativi.

Più modestamente, si è profilato un orientamento disciplinare che, sia dal punto di vista tecnico-amministrativo che da quello scientifico-disciplinare, preferisce interpretare la gestione del territorio secondo una pluralità di aspetti, a volte di carattere specialistico e a volte di carattere complessivo, cercando poi di valutarne le interferenze con altri fenomeni ad essi vicini. Questo promette di rendere i temi della gestione urbana più trattabili e circoscritti anche se, al contempo, si profila il rischio della perdita di una visione integrata dei sistemi ambientali.

Luca Gullì, Architetti, PhD, Università di Bologna



L’articolo di Luca Gullì continua sulla e-zine n. 12 di Ingegneri, interamente dedicata ai concetti di innovazione, integrazione e gestione in ambito edilizio.

Sul numero 12 della e-zine:
- L’innovazione delle città non passa per l’Italia!
di Giovanni Virgilio

- Innovare, integrare, costruire
di Luisa Bravo

- Interpretazione della gestione urbana
di Luca Gullì

- La vocazione materica del concetto di integrazione
di Luigi Bartolomei

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