Umidità di risalita
Presentiamo un articolo sul tema dell’umidità da risalita nelle murature, illustrando brevemente sistemi e tecnologie per la cura delle parti ammalorate. Dopo un primo intervento di carattere generale, con futuri articoli analizzeremo alcuni prodotti specifici.
Il fenomeno della risalita dell'acqua nelle murature viene spesso attribuito ai problemi di capillarità. Si pensi alla tecnologia costruttiva di una parete muraria e ai suoi elementi costitutivi: blocchi di mattoni, pietre, ciottoli di diverse pezzature legati tra loro da impasti di sabbia e cemento. Sono tutti materiali assorbenti. È dimostrato però che l'acqua di risalita direttamente imputabile alla capillarità sia orientativamente dell'ordine dell'1%, mentre da prove sperimentali effettuate sulle murature ammalorate si trovano percentuali ponderali di umidità ben superiori (15-20%). Non essendovi altre forze in gioco oltre alla capillarità, si conclude che sia la stessa differenza di potenziale nella muratura (spontaneamente creata dalla capillarità stessa) la causa (95%) del fenomeno.
I canalicoli in cui avviene la risalita per capillarità sono in percentuale molto pochi rispetto al valore di porosità ma sono distribuiti diffusamente in tutto il materiale, per cui riescono a far sì che tutta la fase solida (muro) si comporti come carica negativa attirando verso l'alto l'acqua caricata positivamente: questa migrazione avviene attraverso tutti i canalicoli costituenti la porosità e non interessati dalla capillarità. L'”effetto camino” che permette la continuità del processo è assicurato dall'evaporazione dell'acqua che attira dall'interno per effetto osmotico altra acqua e i sali disciolti in essa.
Prima di studiare la migliore soluzione tecnica per affrontare il problema è bene partire dal presupposto che l'umidità è solo un sintomo, e come tale è fondamentale individuarne le cause per poterlo curare.
Lo stato bagnato e di marcio che si presenta sulla muratura è causato dai sali dannosi accumulati negli anni e dalla risalita ancora oggi in atto. Questo significa che risanare definitivamente comporta due indispensabili operazioni:
- rimuovere i sali esistenti (essi mantengono il muro umido e ne causano la distruzione);
- creare un'efficace barriera alla risalita per impedire l'ingresso di nuova umidità e sali.
Le tecniche attualmente in uso si possono schematizzare in:
Sistemi attivi: si opera mediante uno sbarramento chimico e fisico. La barriera chimica, o taglio chimico, viene formata iniettando del liquido idrofobizzante che forma nel muro uno strato idro-repellente che blocca, respingendola, l'acqua in risalita. Il taglio fisico consiste invece nel realizzare un vero e proprio taglio nel muro per permettere l'inserimento di una guaina o lastra impermeabilizzante. E' bene precisare che quest'ultima risulta una soluzione risolutiva ma molto delicata da eseguire e molto invasiva, spesso poco gradita alle Autorità, specialmente in zona sismica.
Sistemi passivi: l'allontanamento dell'acqua avviene mediante i così detti metodi di aerazione, con cartucce o buchi, drenaggi, intercapedini, scannafossi aeranti e intonaci evaporanti. A proposito di questi ultimi, consigliati erroneamente anche per interventi su muri in presenza di risalita, riescono a garantire buone prestazioni nell'immediato mostrando un'apparente asciugatura del muro. In realtà essi danno vita ad una sorta di risucchio forzato provocando un aumento della risalita e dell'evaporazione con la conseguente formazione di molti cristalli di sali che andranno a mano a mano a saturare l'intonaco, fino a farlo crollare. Si parla in questo caso di intonaco “sacrificale”.
Sistemi di evacuazione: sono i sistemi elettrosmotici e le apparecchiature di tipo elettrofisico, metodi per nulla invasivi e di costo relativamente contenuto. Il concetto alla base di queste applicazioni è che, se l'acqua tende ad andare verso il polo negativo, basterebbe creare artificialmente un campo elettrico o elettromagnetico nel quale il polo negativo sia situato nel terreno, mentre il polo positivo sia collocato nel muro. Se si riuscisse a far sì che il potenziale elettrico tra muro e terreno rimanga costante, il problema del risanamento da umidità di risalita, almeno in via teorica, sarebbe risolto. Purtroppo, anche se i principi fisici ed elettrofisici su cui si basano queste applicazioni sono noti, alcuni dubbi sono stati sollevati circa la loro reale efficacia nelle effettive condizioni di esercizio.
L'eliminazione dell'umidità nelle murature è una delle problematiche più diffuse nella pratica della manutenzione degli edifici e del restauro fin dall'antichità e rimane ancora oggi un tema di grande attualità. Nell'esperienza si riscontra come il problema sia fortemente sentito sia dai progettisti che dai committenti e che l'informazione tecnica messa a disposizione dai produttori non sempre consente di garantire risposte attendibili per assumere decisioni consapevoli. Rimane comunque necessario un adeguato approfondimento sperimentale basato sulla comparazione di diversi sistemi applicati sulle murature delle quali siano state indagate in precedenza le dinamiche e le intensità dei fenomeni.
Umidità di risalita, alcune soluzioni
Umidità di risalità, considerazioni finali
Umidità di risalita, il sistema KalibraDRY
Articolo dell'ing. Anna Maria Fabbri
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7 commenti per "Umidità di risalita", lascia anche il tuo
1- perchè non trattare l'altra metà del cielo? ossia i sali nel muro? Infatti, anche in presenza di una qualsiasi efficace barriera alla risalita, un muro può essere mantenuto umido dalla sola igroscopia dei vecchi sali ancora presenti e,
2- i sistemi di elettrosmosi elettrica vera, attiva, hanno basi teoriche, ma non sono a conoscenza di simili basi per quelli a onde elettromagnetiche ,
Cordiali saluti da
Ing. Edgardo Pinto Guerra, autore del volume "Risanamento di murature umide e degradate!" Ed. D.Flaccovio 2008