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Ricostruzione in Abruzzo: gli ingegneri lanciano l’allarme burocrazia

Ricostruzione in Abruzzo: gli ingegneri lanciano l’allarme burocrazia

Gli ingegneri riunitosi recentemente all’Aquila per fare il punto sulla ricostruzione denunciano l’eccessiva burocratizzazione delle pratiche per la riparazione degli edifici lesionati.
Dalle ore successive al 6 aprile fino ad oggi gli ingegneri italiani hanno fornito un contributo che è stato da lezione per tutta l'Europa". Con queste parole Giovanni Rolando Presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) ha aperto i lavori del convegno, tenuto la settimana scorsa presso l’Auditorium della Scuola di Coppitto della Guardia di Finanza,  per fare il punto sulla situazione della ricostruzione e sugli sviluppi futuri.

Oltre 1.000 ingegneri, volontari, hanno contribuito alla valutazione del rischio sismico degli edifici esistenti. Nel corso del convegno sono stati consegnati gli attestati di riconoscimento da parte della Protezione civile. E proprio con la Protezione civile la collaborazione continuerà. Il presidente Rolando ha infatti annunciato che "proprio in questi giorni è stato sottoscritto un accordo quadro, per dare vita ad un rapporto organico con il CNI, avente l'obiettivo di garantire una formazione permanente e aggiornata ai nostri professionisti in grado di fare fronte, con la massima efficienza e tempestività, a qualunque evento naturale puntando sulla prevenzione"

Ma l’incontro è stato anche l’occasione per denunciare l’esasperante lentezza della burocrazia. “A fronte di cinquemila progetti per la riparazione degli edifici, ad oggi, ne sono stati accolti appena quattrocento", a dichiarato l’ingegner De Santis, presidente dell'Ordine degli ingegneri de L'Aquila.



Anche il Censis rileva ritardi
Anche il Censis ha rilevato un grave ritardo nella ricostruzione, soprattutto a L’Aquila che “ancora oggi è sostanzialmente una città fantasma, presidiata dall'esercito e inaccessibile senza permessi”. Nel documento presentato dal Centro studi del Censis emerge che la ricostruzione cosiddetta pesante, e che riguarda oltre il 70% degli interventi, si rilevano ritardi che pongono interrogativi importanti per la ricostruzione vera e propria.
Altri problemi sono emersi anche per la ricostruzione delle case e degli edifici solo in parte danneggiati (il 15% del totale, classificati come B e come C). In teoria, questi interventi si sarebbero dovuti realizzare in tempi molto rapidi, tramite l’affidamento diretto dei lavori da parte dei privati alle imprese ma che per motivi burocratici hanno subito dei rallentamenti inspiegabili.
Le difficoltà maggiori si sono rilevate sulle pratiche di accesso ai finanziamenti, come ha fatto notare Giorgio de Matteis, vice presidente del Consiglio regionale che ha dichiarato come “a fronte di oltre cinquemila richieste per il riconoscimento dell'accredito delle somme per le riparazioni di case classificate B e C sono poco più di seicento le pratiche evase. Come mai i consorzi Reluis e e Cineas, che sono stati individuati dalla Protezione civile per gestire la fase della ricostruzione, hanno prodotto questi numeri così palesemente insufficienti?
Sempre secondo de Matteis “qualcosa non funziona. Non è possibile, inoltre, capire quali sono gli interlocutori, il cui costo è di dodici milioni di euro (definito con ordinanza di Protezione civile) di questi enti o quali siano le professionalità di cui si avvalgono. A questo punto è necessario che anche il Comune dell'Aquila si dia una "svegliata" e che si inizi a fare qualcosa per velocizzare l'iter delle verifiche. Perché non si pensa a coinvolgere gli ordini professionali, per accelerare questi processi? Ingegneri, architetti, geometri si precipitarono all'Aquila all'indomani del sisma, perché non coinvolgerli anche adesso visto che stiamo vivendo una nuova emergenza. Fu detto che a ottobre tutti sarebbero tornati a casa. Questi ritardi e la burocrazia costringeranno molti aquilani a rimanere sulla costa per ancora diverso tempo. Eppure se ci fosse mossi per tempo, in estate, molti problematiche legate alle B e le C sarebbero state risolte. E' stata fatta una scelta monopolistica e adesso i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

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