Antisismica. Adeguamento sismico di edifici esistenti: introduzione

L’adeguamento antisismico di costruzioni vulnerabili ai sismi è tema di notevole attualità e importanza, poiché gran parte del patrimonio edilizio nazionale, pur essendo sito in aree pericolose dal punto di vista sismico, risulta vulnerabile alle azioni di tale natura (leggi anche Adeguamento sismico dell’esistente: necessità o risorsa?).
Nell’ultimo quarantennio i terremoti d’intensità moderata e severa in Italia sono occorsi con un intervallo compreso tra i cinque e i dieci anni, evidenziando la vulnerabilità del patrimonio. Assodato che la pericolosità sismica dei suddetti terremoti fosse nota, è legittimo chiedersi il perché della vulnerabilità accertata e accettata delle costruzioni alle azioni sismiche.

Ci possono essere diverse “letture” per tale situazione, ma non appare questa la sede per esaminarle. Sulla scorta però dell’esperienza diretta, ciò che più sorprende chi scrive è che tra queste cause rientri, se non a volte ne costituisca la principale, il fatto che il Committente si accontenti di un operato professionale di minore qualità, o una costruzione intrinsecamente meno sicura, pur di disporre di risorse economiche da utilizzare per bisogni più effimeri o meno essenziali rispetto alla tutela del valore supremo della vita. Purtroppo, e per contribuire al miglioramento della nostra categoria professionale, tale aspetto va qui evidenziato; tra le ragioni di tale situazione non mancano i difetti di progettazione dovuti a insufficiente conoscenza del fenomeno sismico e della capacità di modellare correttamente la risposta strutturale. Con dolore si constata infatti che, nel tempo, si va verificando un impoverimento generale delle conoscenze di base e delle capacità operative dei nostri ingegneri, con il rischio di dover necessariamente far ricorso all’import di know-how in un settore vitale quale quello dell’ingegneria sismica.

Una frequente causa di vulnerabilità è legata alla assenza di interesse nella valutazione del grado stesso di vulnerabilità, che ha indotto a porsi il problema solo dopo che era stato dimostrata da un sisma la sua rilevante fondatezza. La manutenzione di una costruzione dovrebbe prevedere l’obbligo di valutazione del grado di pericolosità sismica e quindi, con questa crescente, una progressività di prescrizioni di adeguamento, in difetto del quale andrebbero assegnate al proprietario le responsabilità per le conseguenze degli eventi sismici.

Sulla base di quanto finora esposto, le costruzioni vulnerabili ai terremoti andrebbero adeguate per resistere alle azioni del terremoto di progetto per il sito. Prossimamente, con un apposito articolo saranno esaminate le tecniche tradizionali e innovative cui si può fare ricorso per l’adeguamento antisismico delle costruzioni esistenti.
L’approccio tradizionale si affida alla capacità della struttura di dissipazione di energia associata alle deformazioni inelastiche, assumendo che il materiale possegga capacità di deformazione, ovvero che abbia quella oggi denominata duttilità.

Poiché è necessario ovviamente adeguare per prime le strutture molto vulnerabili al terremoto di progetto, è necessaria una corretta valutazione di vulnerabilità prima di procedere alla progettazione di un intervento di adeguamento antisismico. A differenza dello smorzamento, che non comporta un danneggiamento della costruzione, l’impegno in campo plastico degli elementi strutturali è sinonimo di danneggiamento: quando nella progettazione strutturale si fa affidamento sulla duttilità si ammette un livello di danneggiamento della costruzione sotto il sisma. L’impegno delle risorse inelastiche della struttura consente una riduzione delle ordinate spettrali, nello spettro adottato per il progetto, che dipende sia dalla duttilità di cui la struttura è dotata che dal periodo di vibrazione. L’EC 8 correla la riduzione a un fattore, connesso alla duttilità, denominato fattore di comportamento della struttura o semplicemente fattore di struttura, q-factor, per edifici ordinari compreso tra 1 e 4, senza dimenticare che tale riduzione si tramuta, ipso facto, in danneggiamento strutturale. È importante sottolineare invero che la corretta definizione del fattore di struttura è fortemente influenzata dalla cura dei particolari costruttivi.

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Articolo dell’ing. Pierpaolo Cicchiello


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