Alterazione cromatica di pannelli sandwich in facciata

L’elemento oggetto del guasto è la chiusura verticale di un edificio industriale nei pressi di Bergamo. Tale elemento è realizzato con pannelli sandwich prefabbricati in metallo, aventi il lato esterno preverniciato in fabbrica. Il tipo di elemento, molto comune sul mercato, si differenzia, a seconda del fornitore e dei prodotti dello stesso fornitore, sia per il tipo di trattamento superficiale, che ne garantisce la resistenza nel tempo ai processi di corrosione del metallo, e sia per il pigmento utilizzato per colorare la superficie esterna.

La parte oggetto dei meccanismi di alterazione è la superficie esterna del pannello sandwich. Tali pannelli sono costituiti da due strati di lamiera con interposto uno strato di isolamento termico, che svolge anche funzioni strutturali. La lamiera esterna, ricavata mediante profilatura da nastri in acciaio, è trattata in stabilimento attraverso la deposizione di strati di materiale protettivo che ne impediscono la corrosione. Tra questi strati protettivi vi è anche lo strato di colore che fornisce alla lamiera l’aspetto desiderato.

Descrizione del modo di guasto
L’alterazione cromatica è causata da un degrado del pigmento utilizzato per colorare il pannello. Tale degrado è, nel caso specifico, causato dalla radiazione solare, come dimostrano le zone scure, protette dal logo della società, rimaste del colore originale. È ipotizzabile che il pigmento utilizzato per colorare di blu la superficie dei pannelli fosse di tipo organico e che la radiazione solare, in particolare nella gamma UV, abbia degradato tale pigmento.

Suggerimenti per il ripristino e la prevenzione
Per ripristinare la situazione originaria, l’unica soluzione è quella di procedere alla sostituzione dei pannelli. La tinteggiatura di pannelli preverniciati non fornisce, infatti, garanzie di durata nel tempo sufficienti.
Più in generale, per evitare di incorrere in questo tipo di problematiche è sempre consigliabile utilizzare colori chiari e comunque ricavati da pigmenti inorganici, perché più stabili.

Articolo di Fulvio Re Cecconi e Enrico De Angelis

Il presente articolo è tratto dalla rubrica Guasti del numero di aprile 2010 di Ingegneri, Maggioli Editore


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