Aggiudicazione bandi pubblici per Servizi di Ingegneria. Il meccanismo degli Stati Uniti

Come è ormai consuetudine, con l’uscita del nuovo lavoro del Centro studi del CNI Il Sistema di aggiudicazione dei bandi pubblici per i servizi d’ingegneria e architettura negli Stati Uniti, riportiamo la premessa del presidente del centro, ing. Romeo La Pietra, rimandando alla lettura dello studio completo per ulteriori approfondimenti.

Il lavoro analizza le modalità di aggiudicazione degli appalti dei servizi di architettura e ingegneria in vigore nell’ordinamento federale degli Stati Uniti. La relativa disciplina è prevista nel Federal Acquisition Regulation – FAR, codificato nel titolo 48, cap. I, del Code of Federal Regulations, recante tutte le disposizioni che regolano il sistema federale di aggiudicazione degli appalti (Federal Acquisition System).

Il FAR, pertanto, disciplina l’attività del personale governativo federale nell’ambito del procedimento di stipulazione dei contratti pubblici di appalti e servizi, dall’individuazione dei beni o dei servizi di cui le amministrazioni federali intendono avvalersi, alle modalità di selezione dei potenziali aggiudicatori, alla formazione e alla gestione dei contratti.
Non vengono presi in considerazione, invece, gli acquisti delle imprese del settore privato, a meno che la loro attività non risulti integrata nella gestione dei contratti pubblici.

La parte 36 del FAR è specificamente dedicata alle procedure per l’aggiudicazione dei contratti di costruzione e di appalto dei “servizi di architettura e ingegneria” (“construction and architect-engineer services”). Mentre nella prima categoria rientrano sia l’attività di progettazione, sia quella di costruzione in senso proprio (come realizzazione dell’opera), la seconda individua il complesso delle attività riconducibili ai servizi professionali forniti da architetti e ingegneri nell’ambito dell’esecuzione di un appalto: dai diversi livelli di progettazione, ai singoli adempimenti ad essi correlati.

Per l’aggiudicazione dei contratti di costruzione, le agenzie federali si avvalgono di due metodi diversi: “Design-bid-build” e “Design-build”. Il primo metodo, e più comune, prevede che la fase di progettazione e quella di costruzione siano gestite separatamente e sequenzialmente: la stazione appaltante avvia due procedimenti distinti, all’esito dei quali saranno stipulati i rispettivi contratti con due aggiudicatari. Il secondo metodo prevede, invece, la combinazione dell’attività progettuale e di quella afferente alla realizzazione dell’opera in un unico contratto, ovviamente stipulato con l’unico soggetto vincitore.

Entrambi i metodi tendono a privilegiare la qualità dell’opera, riducendo così i costi di manutenzione sul medio-lungo periodo. Inoltre, sia nella fase della progettazione, sia in quella di selezione delle offerte, il dialogo con la committenza è costante e proficuo. In particolare, il “Design-bid- build” si caratterizza per l’affidamento al progettista, oltre che dell’attività preliminare di redazione degli elaborati progettuali, anche del controllo, nella fase di selezione delle offerte (in qualità di supervisore) delle imprese di costruzione, e della direzione dei lavori nella fase di realizzazione dell’opera.

Un elemento di distinzione ulteriore è l’esternalizzazione dell’attività di progettazione e, più in generale, dei servizi di architettura e ingegneria.
A differenza di quanto accade nel nostro ordinamento, infatti, la normativa statunitense non prevede l’affidamento della progettazione agli uffici tecnici delle agenzie federali.

In ultima analisi, dal confronto tra i due metodi emerge come nel Design-bid-build il diverso ruolo del progettista incaricato influisca positivamente sulla qualità dell’opera. Ciò in quanto il progettista è tenuto – per contratto – a rappresentare gli interessi del committente nelle fasi di aggiudicazione e realizzazione dell’appalto. In questo modo, si riducono sensibilmente i rischi di selezione di contractor inadeguati o di lavori approssimativi, rispetto ai quali il personale della stazione appaltante potrebbe non essere in grado di esprimere una valutazione corretta. Al contempo, il progettista si rende responsabile della concreta “fattibilità” del progetto, essendo successivamente chiamato a sorvegliarne l’esecuzione da parte del contractor prescelto. Il progettista, pertanto, sarà ritenuto responsabile innanzi al committente nei casi in cui il contractor reclami l’adozione di varianti in corso d’opera motivate dalla difficoltà di realizzazione del progetto, fermo restando che eventuali modifiche dovranno essere previamente concordate.

Per contro, il maggior contenimento dei costi iniziali assicurato dal metodo Design-build appare “compensato” dalla minore attenzione alla qualità dell’opera. In buona sostanza, senza l’attività di intermediazione tra committente e appaltatore svolta dal progettista nel procedimento di Design-bid-build, la contrapposizione tra gli obiettivi della riduzione dei costi e dell’incremento della qualità tende ad esasperarsi.

In quest’ottica, anche negli Stati Uniti, il metodo Design-build (che può essere assimilato all’appalto di progettazione ed esecuzione, cosiddetto appalto integrato, del nostro ordinamento) non sembra offrire adeguate garanzie di equilibrio.

di Romeo La Pietra

Per scaricare il lavoro completo si rimanda al sito del Centro studi del CNI


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